Trieste continua a prendere schiaffi dagli sloveni con la complicità dello Stato: una storia che grida vendetta

mercoledì 17 giugno 14:50 - di Roberto Menia

E’ da lungo tempo che Quirinale e Governo italiano stanno preparano un piatto indigesto per Trieste e per gli italiani che hanno a cuore la loro dignità. Già mesi fa dal Colle si era fatta filtrare la notizia che il 13 luglio il Presidente Mattarella si sarebbe recato nel capoluogo giuliano per “restituire” agli sloveni il “Narodni Dom”, nel centenario del suo incendio, chiedendo agli stessi scusa per le sofferenze patite a causa del fascismo.
Ma cos’è il Narodni Dom? E quale è la storia di 100 anni fa?

La storia

Trieste era stata annessa all’Italia da meno di due anni. Nei giorni della Vittoria del 1918 un “Consiglio Nazionale Yugoslavo” pretendeva di contendere la città al Consiglio Nazionale Italiano: pochi sanno che già allora Trieste era stata reclamata dal neonato Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, divenuto poi Yugoslavia. Ci riproverà Tito nel 1945. L’hotel Balkan, nel pieno centro della città, era la centrale degli “yugoslavisti” e vi trovavano sede associazioni del più vasto mondo slavo: emissari della monarchia yugoslava, spie, organizzazioni culturali e musicali che spesso erano copertura di altro tipo di attività. Al suo interno, come certificarono i regi carabinieri, esisteva una vera e propria santabarbara: armi, munizioni, bombe , granate.

Il “Narodni dom” era una parte del “Balkan”: al suo interno operava l’Edinost, che pubblicava un giornale con omonima testata in lingua slovena. Il suo obiettivo era chiaramente espresso nel manifesto del 7 gennaio 1911: “Non abbandoneremo la nostra lotta fino a quando non avremo sotto i piedi, ridotta in polvere, l’italianità di Trieste. Fino ad ora la nostra lotta era per l’uguaglianza, domani diremo agli Italiani che la nostra lotta è per il dominio. Non cesseremo finché non comanderemo noi. L’italianità di Trieste, che si trova agli sgoccioli, festeggia la sua ultima orgia prima della morte. Noi Sloveni inviteremo domani questi votati alla morte a recitare il confiteor!”.

Trieste era dunque un città inquieta, ma era tutto l’Adriatico ad essere inquieto. L’11 luglio a Spalato avvenne l’eccidio della Nave Puglia, una nave militare italiana che fungeva da ricovero e ospedale, con l’assassinio ad opera di soldati croati del Comandante Tommaso Gulli e del motorista Aldo Rossi: (la prua della Nave Puglia fu poi voluta da D’Annunzio al Vittoriale per ricordare l’italianità dalmata assassinata ndr).
Due giorni dopo, il 13 luglio 1920 si svolgeva in Piazza Unità d’Italia a Trieste una manifestazione di protesta per i fatti Spalato. Mentre la stessa stava volgendo al termine, un giovane cuoco del ristorante Bonavia, Giovanni Nini, venne ucciso da un croato con due coltellate nei pressi dei volti del Palazzo Municipale. La notizia si diffuse in un attimo: la folla attonita e inferocita iniziò ad urlare “al Balkan, al Balkan!”.

Secondo le cronache del tempo si formarono due (o forse tre) distinti cortei che puntarono da diverse vie verso il Balkan. Carabinieri e forza pubblica si disposero attorno al Balkan che pareva sbarrato, per difenderlo dall’assalto della folla: non appena questa fu a portata di tiro, si aprirono all’improvviso le finestre del secondo piano e partì da lì un intenso fuoco di rivoltelle e fucili. Dal tetto piovve un nutrito lancio di bombe a mano. Cadde, mortalmente ferito dalle schegge, un ufficiale italiano, il tenente Luigi Casciana. Fu a quel punto che i suoi uomini rivolsero le loro mitragliatrici, che erano a difesa del Balkan, verso gli yugoslavi e la battaglia divampò per ore tra manifestanti, la prima squadra fascista triestina di Francesco Giunta, e lo stesso esercito. Vinta la resistenza, manifestanti e pubblica sicurezza penetrarono nell’edificio e gli yugoslavi si arresero, consegnandosi alla Forza pubblica. Poco dopo divamparono dall’interno alte fiamme (morì un lubianese che si gettò dalla finestra nonostante i pompieri avessero steso un telo): Giunta rivendicò al “fuoco purificatore fascista” l’incendio, altra ricostruzione afferma che furono gli stessi yugoslavi ad incendiare l’edificio per far scomparire documenti e armi. Quello che scrissero i giornali all’epoca è che per un giorno e una notte continuarono ad esplodere bombe e munizioni contenute all’interno.
Questa la storia. Ora, 100 anni dopo, il presidente della Repubblica Italiana viene a Trieste a consegnare le chiavi dell’edificio ricostruito al presidente della Repubblica Slovena (un capo di stato straniero) che fa da “garante” per la sua minoranza… e questo per chiedere scusa delle violenze fasciste perpetrate contro gli sloveni. Eppure a quei tempi c’era Giolitti e la marcia su Roma sarebbe avvenuta più di due anni dopo, nell’ottobre del ’22. Ma non basta.

Commenti

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  • Sergio Daniele Pegorini 23 giugno 2020

    Dal nostro presidente ci si può aspettare non tutto ma di tutto, e il caso CSM non depone certo bene, quindi figuriamoci se non potrebbe prostrarsi ai piedi degli eredi di terroristi e assassini in nome della “democrazie” e dell’antifascismo. Non mi sorprenderebbe.

  • mario 19 giugno 2020

    ma!!!! ci diamo via tutto,. mezzi delle forze armate, navi da guerra, prepariamoci a dar via anche le mutande, visto che ci siamo!!!!

  • ALBERTO MARIA LANZONE 18 giugno 2020

    articolo preciso e pieno di pathos.
    Condivido perfettamente tutto e spero che venga indirizzato al Presidente perché ne prenda atto, ripassi la storia e si comporti da Uomo e da Statista!
    Ma con l’aria di ignoranza, malafede, servilismo e tanto altro, dubito che “capiscano” e facciano marcia indietro o almeno controbattano da Italiani.
    Ma viviamo questa tristezza da troppo tempo.
    Viva l’Italia. Ma quella VERA!

  • che importa 18 giugno 2020

    Non so cosa si stia aspettando ancora … Accordo con Russia e Usa, poi occupazione della roba nostra fino a Longatico e Circonio comprese … poi tutta la Dalmazia continuativamente fino al confine albanese …..

  • rolando 18 giugno 2020

    che dire ….. noi italiani brava gente ?! No ! semplicemente impavidi e sempre pronti a chinarci di fronte ad ognuno che alza la voce.
    quando avremo un sussulto di dignità e di amor patrio…
    ma con la nostra classe politica c’è ben poco da sperare.

  • Massimo Steffanoni 18 giugno 2020

    Quando tutta questa gente chiederà scusa per le “foibe” allora, ma solo allora si potra discutere di questa situazione del Balkan. Spero peoprio che nè governo nè presidente della repubblica vadano a chiedere scusa.

  • fabio dominicini 18 giugno 2020

    A proposito dell’ Hotel Balkan un commento adeguato sarebbe oltremodo lungo, ma….etimologicamente parlando “restituire” significa ridare qualcosa al legittimo proprietario. Nel caso dell’ Hotel Balkan, dove le organizzazioni slovene erano e sono ospiti, non ci può essere “restituzione”, ma solamente un regalo da una Italia succube, dimessa e calabrache. Complice il Presidente della Repubblica.

  • Laura52 18 giugno 2020

    Mattarella è il presidente della Slovenia? Sembra molto più interessato agli slavi che agli italiani!

  • Caldarini Federico 18 giugno 2020

    Purtroppo dobbiamo subire anche questa ignobile infamia

  • Edoardo Fumagalli 17 giugno 2020

    Leggo con tristezza, che invece di dare una ragione al passato, si vuole utilizzare gli stessi fatti per portare odio e caos tra due paesi che, secondo l’organizzazione dove viviamo (la UE) dovrebbe essere da parte del presidente della Repubblica d’Italia un momento di ricordo per evitare gli stessi errori. Invece questo presidente e questo governo non eletto dal popolo italiano, soffia odio e indecenza vero lo stesso popolo che chiede solo giustizia e un futuro migliore. Alla faccia del commissione sull’oidio.

  • giovanna 17 giugno 2020

    Siamo senza dignità. Vergogna, vergogna vergogna ecc……..

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