Stop allo strapotere della tecno-scienza, ripartire? Servono altri approcci: l’Ucid scrive a Conte

giovedì 11 giugno 13:00 - di Fabio Novelli
Economia e lavoro foto Ansa

Stop alla tecno-scienza, per ripartire serve un altro approccio. È questa, in grande sintesi, la tesi del Comitato Tecnico Scientifico dell’Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti (Ucid) su come rilanciare i settori sociali, politici ed economici dopo la crisi del coronavirus. Vediamola nel dettaglio delle sue proposte enucleate in una lettera aperta indirizzata al premier Conte.

Il Cts dell’Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti scrive a Conte

Il Cts dell’Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti, presieduto da Riccardo Pedrizzi, in una lettera aperta al premier Conte, ha analizzato debolezze e possibilità di rilancio dei vari settori della vita pubblica dopo la crisi del coronavirus. In relazione all’annuncio di convocazione degli “Stati generali dell’economia” e con l’auspicio di poter partecipare all’incontro con una propria rappresentanza. Sempre in un’ottica solidaristica, cattolica e riformista. Il riferimento di fondo delle tesi resta la dottrina sociale della Chiesa. Non casuale nel documento firmato dal CTS dell’Ucid, è la “profezia” di Benedetto XVI contenuta nell’Enciclicla “Caritas in Veritate” sul supporto fondamentale della Fede. Imprescindibile nel «riprogettare il cammino. Per darci nuove regole. Trovare nuove forme di impegno. Per puntare sulle esperienze positive e rigettare quelle negative».

La crisi post coronavirus, occasione di discernimento e nuova progettualità

«La crisi diventa così occasione di discernimento e di nuova progettualità. In questa chiave, fiduciosa piuttosto che rassegnata, conviene affrontare le difficoltà del momento presente», è il richiamo che l’organismo presieduto da Pedrizzi fa all’attuale necessità di rimboccarsi le maniche. Con nuove consapevolezze, però. Come quella della non onnipotenza della tecnocrazia e della tecnoscienza. Sulla necessità di bloccare la loro supremazia sulla vita e sulla coscienza dell’uomo. Come ci ha svelato la crisi della pandemia da coronavirus, che ha evidenziato tutti i limiti sociali, politici, economici e sociali di un approccio esclusivamente “scientista” ai problemi del mondo. C’è poi il tema politico dell’Europa, dei limiti che ha mostrato, nella forma e nella sostanza. Anche qui l’Ucid richiama le parole rivolte da Papa Francesco all’Europa. Parole che pesano, che rendono, senza mezzi termini e senza possibili equivoci, con grande chiarezza e anche con una forte determinazione la dimensione della posta in gioco: «L’Unione Europea ha davanti a sé una sfida epocale, dalla quale dipenderà non solo il suo futuro, ma quello del mondo intero».

Economia, la strada indicata dagli imprenditori cattolici

Infine, l’economia. La strada che indicano gli imprenditori cattolici è quella di lavorare per un «mercato libero perché praticato in regime di concorrenza, ma vincolato nella qualità delle prestazioni e garantito nell’accessibilità ai servizi». Un mercato in cui la concorrenza è leale e reale e l’apparato delle Pmi italiane sia messo in condizione di competere con l’estero, contro il dumping mondiale e per arginare il gap tra le diverse condizioni burocratiche e fiscali di altri Paesi. Nel segno del made in Italy, ma anche dell’etica del lavoro e della valorizzazione dell’uomo, del lavoro e della produzione.

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