Stati Generali, la Von der Leyen fa la piaciona: «L’Europa s’è desta». Chiacchiere, una presa in giro

sabato 13 giugno 13:30 - di Valerio Falerni
Von der Leyen

«L’Europa s’è desta», scandisce in italiano Ursula von der Leyen nel suo saluto da remoto alla riunione degli Stati Generali dell’economia in corso a Villa Pamphili a Roma. Prendere in prestito le parole dal nostro inno è una buona idea, ma nello stesso tempo suona anche ammissione del lungo letargo della Ue. In ogni caso nulla, almeno per il momento, autorizza a scorgere in quella manciata di parole l’incipit di un Risorgimento europeo. Anzi, la presidente della Commissione la fa persino troppo facile quando presenta il piano Next Generation Ue alla nostra business community sventolandolo come «un’opportunità unica» per l’Italia.

Dalla Von der Leyen solo proclami

Sarà pure, ma la Von der Leyen vende quel che ancora non ha. Non è infatti un mistero che ancora molti Stati membri della Ue – di recente anche l’Ungheria – si siano già messi di traverso contro quello che definiscono un aiuto ritagliato su misura per i Paesi mediterranei. Certo, la Germania farà pesare il proprio sì ai Recovery Fund, ma da qui a dire che tutto è a posto ce ne corre. Tanto più se si pensa che i tempi di attuazione del Piano non sono celerissimi mentre è urgente il bisogno di liquidità delle nostre imprese. Al di là, dunque, dello scontato omaggio ai Padri fondatori della Ue («il loro spirito è tornato») o dell’ottimismo di maniera tipico di queste occasioni, il sospetto che la presidente della Commissione si sia prestata a fare da testimonial per il boccheggiante governo Conte è fondatissimo.

Deluso chi si aspettava cifre, date e procedure sugli aiuti promessi

Diversamente, piuttosto che dirci quel che già sappiamo («il made in Italy significa bellezza e alta qualità») o fare lo spot a se stessa («le proposte della Commissione prevedono un sostegno senza precedenti»), la Von der Leyen avrebbe potuto e dovuto mettere in fila numeri, date e procedure. In fondo, ad ascoltarla non ci sono solo gli esponenti di un governo diviso e indeciso a tutto, ma anche imprenditori, banchieri e investitori. Gente, cioè, adusa più a numeri e grafici e che a proclami di buone intenzioni. Ne immaginiamo perciò il senso di delusione nel momento in cui hanno sentito frau Von der Leyen sollecitare il governo a mettere in cantiere «riforme ambiziose» per «garantire che i nostri investimenti soddisfino i bisogni e le aspettative dei cittadini». Ciao core.

Commenti

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  • Antonio 14 giugno 2020

    Suggerisco un articolo di Tino Oldani su Italia Oggi relativamente ai presunti aiuti e alle vere bufale sui fondi europei che sono solo parole, ma niente in quanto a fatti. Le dichiarazioni di Conte, Gualtieri e compagni giallorossi sono un cumulo di bugie che passano solo perché controllano Rai e gran parte dei quotidiani.

  • federico 14 giugno 2020

    Se eravate presenti, potevate dirlo a lei! Meglio ancora, potevate esprimere a lei le nostre buone idee e migliorare il rapporto umano/relazionale. Sembrate ai 68ini, o ai veterogrillini, quelli che non volevano parlare col potere, per non “sporcarsi”

  • CARLO BARTOLI 14 giugno 2020

    Comunque è meglio di quello che ha detto la Sig.ra della BCE e che ha fatto salire molto in alto il tasso de i nostri titoli

  • claudio dal canto 14 giugno 2020

    Ho l’impressione che più che parlare e cercare soluzioni a problemi seri si stia facendo degli spot pubblicitari per poter vendere qualcosa.Bellissime riprese scenografie di palazzo Chigi di villa Doria Pamfili. Una domanda ma i soldi per fare queste cose urgenti che necessitano per ripartire di chi sono e a quanto ce li presta

  • Giuseppe Forconi 14 giugno 2020

    Perche’ non fa la “piaciona” anche con gli altri Paesi dell’Unione?
    Solo con l’Italia, perche’ sa’ che sono tutti dei gran lecconi e diranno sempre di “SI”.

  • Pino 13 giugno 2020

    Per l’Italia L’europa è un luogo di troiche, e la troica italia la vogliono tutti con lo chaperon tirato a lucido a fare il ‘tenutario’ prima ne usciamo meno verremo brutalizzati.

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