Roma, Ghini ci ripensa: «Non faccio il sindaco, ma ora a farmi paura è la Meloni»

lunedì 1 giugno 11:14 - di Monica Pucci

“Io candidato sindaco di Roma? Ma era una provocazione. Voglio vivere io”. Lo dice Massimo Ghini in un colloquio con la Repubblica, ricordando che due giorni fa, in un’intervista con l’Adnkronos, aveva detto di pensare di candidarsi al Campidoglio: “Era un modo per smuovere le acque, che qua è tutto fermo con la scusa che ancora manca un anno”. Secondo l’attore per Roma “serve uno che entri nelle carni del popolo. Uno come Petroselli, con il suo naso da pugile”.

Ghini, reduce dal successo su Rai1 della fiction ‘Vivi e lascia vivere’ (share medio del 27% e 6,5 milioni di telespettatori), è convinto che la sinistra debba dare l’idea che il rispetto delle regole sia importante: “Non datemi del fascista – dice – ma penso che Roma abbia bisogno di uno che faccia anche un po’ lo sceriffo. ‘Lo sceriffo ce salva dai birbaccioni’, diceva Sordi. Roma è una Capitale difficilissima, perché la sua maleducazione civica è innata, ma allo stesso tempo è anche straordinariamente facile, se uno mostra di entrarci in sintonia”. E conclude, rivolto alla sinistra: “Ecco, diamoci una mossa, sennò se la prende Giorgia Meloni”.

Le critiche di Ghini alla Raggi

In una lunga intervista Ghini, prima di ripensarci, aveva raccontato il suo punto di vista rispetto alla gestione della città, al ruolo dei politici e le esigenze a cui la politica dovrebbe rispondere. “La mia – dice – è una provocazione che nasce dal seguente ragionamento: se non si tira fuori un candidato vero, un campione del sacrificio per questa città, un capitano o una capitana, che vada a stimolare quella che è l’anima migliore dei romani capaci di tirare fuori il meglio nel momento del pericolo e della difficoltà, allora mi candido, solo perché io ho il senso di responsabilità e del volontariato della politica e mi sembra che avremo bisogno di un sindaco nuovo. Questo traspare chiaramente”.

“C’è tanta gente che aspira a candidarsi e che fa il mestiere della politica, ma se il livello di preparazione politica e culturale è quello che vedo in giro – sottolinea Ghini – sono spaventato. Io ho un’età per cui quando ascoltavo i leader avevo quasi timore di parlare perché, al di là che io fossi d’accordo o meno, avevo di fronte chi sapeva cosa stava dicendo. Oggi se mi metto seduto a confrontarmi in un convengo con chi potrei avere questo timore? C’è gente che non sa neppure la differenza tra un gerundio e un congiuntivo. Questo è il clima”.

Commenti

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  • Adelio Bevagna 1 giugno 2020

    non devi avere paura della grande Giogia, devi avere paura di colui che hai di fronte. fatece largo che passamo NOI.

  • roberto bassi 1 giugno 2020

    a prescindere dal colore politico a cui fa riferimento, il suo ragionamento, riguardo ai politici odierni, non fa una grinza.
    di competenti ce ne sono veramente pochiiiiiii …….

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