Palamara fa suo il motto “resistere, resistere, resistere”: «Chiedo scusa ma non me ne vado»

giovedì 4 giugno 8:48 - di Paolo Sturaro
Palamara

Non vuole dimettersi, Luca Palamara. Travolto dalle intercettazioni su Salvini, nell’inferno per quelle frasi contro il leader della Lega, non ha intenzione di alzare bandiera bianca. La motivazione? «Amo la magistratura, la porto nel cuore». Sì, sono proprio queste le parole che il pm – ora sospeso – ha pronunciato a Porta a Porta. «Conto di chiarire tutte le vicende che mi riguardano. Sono sempre stato al servizio dei magistrati e intendo continuare a farlo».

Vespa mette in difficoltà Palamara

Bruno Vespa lo mette più volte all’angolo. Palamara cerca di difendersi, è in difficoltà. Sembra arrampicarsi a fatica sugli specchi. È difficile uscire fuori sda quello che si legge nelle chat . Vespa mette al tappeto il pm con una semplice domanda: «Un militante della Lega come può ad andare sereno dinanzi a un magistrato?».

«Provo disagio e angoscia»

Corre il rischio di essere “rimosso”. «Provo disagio e senso di angoscia non solo nei confronti delle persone comuni», ha confessato Palamara. Quel senso di angoscia lo prova anche «verso i tanti magistrati che ogni mattina si alzano per lavorare. E sono totalmente estranei al sistema delle correnti. A tutti loro il sistema delle correnti deve chiedere scusa, a cominciare dal sottoscritto».

«Le correnti nascono come pluralismo culturale»

E ancora: «Le correnti esistono dagli anni 70, è l’organizzazione interna che i magistrati si sono dati. Nascono come fenomeno di pluralismo culturale ma nel corso del tempo sono diventati strumenti di potere. Tutto ciò che avviene nella magistratura passa attraverso le correnti. Si va al Csm se si è indicati dalle correnti, si va all’Anm se si è indicati dalle correnti».

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