Notre Dame, dal rogo alla riscoperta delle radici cristiane d’Europa. Il nuovo libro di Cardini

martedì 16 giugno 13:54 - di Annalisa Terranova

Nel 1978 usciva per le edizioni Volpe, benemerita casa editrice, un libro di Régine Pernoud dal titolo provocatorio: “Luce del medioevo”. Nelle sue pagine troviamo un commento sulle cattedrali medievali: la storica francese scrive che le cattedrali sono un appello alla più bella delle sensazioni umane, la meraviglia. Accanto a questo elemento ve ne sono altri due: la luce e la preghiera. La cattedrale è un mondo che ci comunica questo messaggio, un messaggio di elevazione.

La cattedrale è anche un simbolo di quell’identità europea di cui tanto si dibatte, ancora una volta per andare oltre le algide questioni economiche. L’ondata di commozione che accolse in tutto il mondo, e in Europa in particolare, il rogo di Notre Dame a Parigi, è la riprova che quei simboli, le cattedrali, sono radicate nel nostro immaginario di europei disillusi e disincantati.

Franco Cardini ha dedicato un libro alla spiegazione di questo filo ideale che tutti ci lega alle cattedrali, e in particolare alla cattedrale di Notre Dame a Parigi. (Notre Dame, il cuore di luce dell’Europa, Solferino, pp. 266, euro 17). Quel pomeriggio del 15 aprile 2019 Cardini si trovava a Parigi. Era il lunedì santo, sei giorni prima della Pasqua. Vide sgomento quell’ “enorme fiammifero” alto su Parigi. Vide la flèche schiantarsi. E pianse. Pianse perché Notre Dame è lo specchio della storia d’Europa, non un “monumento qualunque”. Carica di segni e di storia, a cominciare dal luogo in cui fu edificata, dove sorgeva un tempio di origine druidica consacrato a Iside. La prima pietra del cantiere fu posta nel 1163, alla presenza di Papa Alessandro III. I lavori si conclusero nel 1351. Subì ammodernamenti barocchi nel XVII secolo. I danni maggiori li apportò la Rivoluzione, che fece scempio degli oggetti in bronzo e di ori e argenti e opere d’arte.

Artefice della rinascita della cattedrale fu Victor Hugo con il suo romanzo storico Notre Dame de Paris (1830), di cui quella “vasta sinfonia di pietra” era protagonista indiscussa. Il successo del libro, sottolinea Cardini, “si tradusse immediatamente in una passione travolgente per quell’immensa cattedrale troppo a lungo considerata come un ingombrante residuo di una vecchia superstizione”. Passione che condusse a un lungo restauro grazie al quale Notre Dame si popolò nuovamente di garguglie, chimere, meduse. Creature fantastiche tra le quali spicca lo Strige, immortalato da Charles Meryon in una incisione popolarissima in cui l’uccello malefico sovrasta Parigi dall’alto. Restauro cui si deve la guglia neogotica progettata da Viollet-Le-Duc, la flèche, che si schiantò nel rogo dell’aprile dello scorso anno accompagnato dal grido di dolore degli inermi spettatori della rovina.

Quel rogo rese tutti consapevoli del fatto che stava andando in fiamme la nostra storia. “Guardando la gente attonita e disperata ch’era attorno a me – scrive Cardini – ho sentito di poter parafrasare – sostituendo l’Europa all’Italia – lo Ezra Pound dei Pisan Cantos. Io credo nell’Europa e nella sua impossibile rinascita”. Su Avvenire in quei giorni Luigino Bruni annotava: lì si trovano le nostre radici. Le radici dell’umanesimo europeo. Le radici cristiane che il politicamente corretto vorrebbe affumicare con un logorante razionalismo laico.

Notre Dame in fiamme ha rappresentato “un sussulto di coscienza identitaria”. Le fiamme, scrive Cardini, ci hanno riportato a Pietro Abelardo e alla Sorbona, a Victor Hugo e a Napoleone, ai pittori bohémien, alla Belle Epoque, all’esistenzialismo, a Hemingway, a Pound, a Edith Piaf fino alle magiche notti evocate da Woody Allen. La Francia è il cuore dell’Europa. E il cuore della Francia è Notre Dame.

Quella cattedrale, come tutte le cattedrali, è uno speculum mundi. Orientata in modo che il suo ingresso si apra a ovest e l’altare troneggi ad est. Essa è figura della Gerusalemme terrena. Una volta entrato, il fedele vi percorre, come in pellegrinaggio, il cammino dall’Occidente del peccato che si lascia alle spalle fino all’Oriente dell’altare. Itinerario di salvezza, liturgia di raccoglimento.

La cattedrale esalta anche la centralità di Maria e l’iconologia mariana che proprio a partire dal XII secolo si diffonde nell’intera Europa. Maria signora e regina il cui culto si estende a tutto il popolo cristiano grazie agli Exempla di Cesario di Heisterbach e al poema Miracles de la Vierge di Gualtiero di Coincy. E Cardini fa notare, non a caso, che la corona di stelle di Maria Vergine e l’azzurro del suo manto protettore si ritrovano anche nella bandiera dell’Europa.

E’ come se i simboli delineatisi a partire dal XII secolo fossero riusciti a mantenere intatta la loro potenza fino al XX secolo. Simboli che le cattedrali europee, autentici libri di pietra scritti nella primavera della storia d’Europa, racchiudono come in uno scrigno imperituro. E così la storia d’Europa oscilla tra il ghigno dello Strige di Notre Dame e il sorriso dell’Angelo della cattedrale di Reims, “il più celebre sorriso dell’arte universale” insieme con la Korè dell’Acropoli di Atene e con la Gioconda di Leonardo.  Ombre e luci di cui non possiamo fare a meno.

Commenti

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  • Davide Bonelli 17 giugno 2020

    Muto e atterrito in quel giorno di Aprile.Non credevo ai miei occhi.Ho subito pensato alla Fenice a Venezia.Ne ho sentito una similitudine inconscia e mi sembro’ la fine della storia dell’Europa,la fine della Bellezza dei suoi secoli.La rinascita va accolta con felicità e commozione.nel cuore e nell’anima diventiamo tutti parigini.Viva la France!

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