Murgia contro lo psichiatra Morelli: il femminile non è la radice della donna. E lui sbotta: “Stai zitta!”

giovedì 25 giugno 14:15 - di Annalisa Terranova
Murgia

Sembra di essere tornati al tempo in cui le femministe bruciavano i reggiseni. Per contestare la femminilità delle donne. Ma com’è noto la rete si appassiona di dettagli dialettici che rimandano a contesti più ampi e complessi.  Oggi è il giorno dedicato alle parole che lo psichiatra e psicoterapeuta Raffaele Morelli, che dirige la rivista Riza Psicosomatica, ha usato per commentare su Rtl 102.5 un aforisma di François Sagan.

L’aforisma commentato da Morelli

Eccolo: “Un vestito non ha senso a meno che non ispiri gli uomini a volertelo togliere di dosso”. Ebbene Morelli ha sostenuto che se una donna non attira gli  sguardi degli uomini deve preoccuparsi perché vuol dire che il suo femminile in qualche modo non è presente in primo piano.

Il botta e risposta con Michela Murgia

La risposta di Morelli, molto contestata in rete, è stata anche al centro di un botta e risposta con Michela Murgia su Radio Capital. Un collegamento burrascoso, terminato con Morelli che, arrabbiatissimo per le obiezioni della Murgia, ha attaccato il telefono in faccia alla conduttrice. E ciò dopo averla accusata di fare domande “cretine”. “Il femminile è la radice, è presente nell’essere già agli albori, le bambine giocano con le bambole e i maschi no”. Michela Murgia ha interrotto continuamente Morelli incalzandolo: “Forse le bambine giocano con le bambole perché gliele diamo”. E ancora: “E allora con cosa giocano i bambini?”. “Una donna deve sempre portare con sé la femminilità anche se può realizzarsi come vuole”, afferma Morelli. Interrotto nuovamente dalla Murgia sbotta: “Zitta e ascolta!”. La conduttrice si risente: “Professore mia dia del lei, non sta facendo un comizio”. E a quel punto Morelli abbandona la diretta radio.

Il femminile secondo le femministe

L’argomento è molto importante e va ben oltre lo scambio di battute tra lo psicoterapeuta e Michela Murgia. Intanto rimanda a un dibattito antico: da una parte chi considera il femminile un principio archetipico e dall’altra le femministe per le quali il femminile è qualcosa di costruito, una sovrastruttura culturale che ingabbierebbe le donne in modelli precostituiti. Questa è esattamente la tesi che Michela Murgia intendeva difendere, cercando di imporla ridicolizzando l’interlocutore.

Simone de Beauvoir e gli orpelli femminili

Il dibattito fa venire in mente una pagina di Simone de Beauvoir nel famoso testo Il secondo sesso. In essa si dice che le donne che si agghindano, si mettono gioielli, si profumano e sono attratte da sete e ornamenti vari si offrono all’amplesso del maschio rientrando negli schemi imposti dalla società. Solo la prostituta, secondo de Beauvoir, che si pensa come “oggetto erotico”, dà tanta importanza all’aspetto fisico, ai vestiti e agli orpelli. Che la scrittrice francese fosse nemica della femminilità è cosa nota, così come è indubbio che avesse anche qualche problema di relazione con gli uomini. Col suo amante Sartre aveva stipulato infatti una sorta di contratto in cui entrambi si impegnavano all’infedeltà reciproca, allo scopo di abbattere lo stereotipo della coppia borghese.

Le donne e la teoria gender

Ebbene questa visione anti-femminile è tornata spesso nelle polemiche sollevate dal femminismo. Alla loro visione sempre si è opposta quella, più tradizionale ma non per questo obbligatoriamente fallace, secondo cui appunto il principio femminile è alla base dell’identità di una donna. Visione che cozza in modo evidente con le attuali teorie gender che vorrebbero essere a tutti e a tutte imposte.

Il gioco delle bambole

Quanto al gioco delle bambole va ricordato che Morelli, o almeno gli articoli sul tema pubblicati su Riza, si è sempre espresso a favore dello sviluppo creativo dei bambini nel gioco senza imposizioni da parte dei genitori. Il che vuol dire che non esiste un obbligo dei genitori a regalare bambole alle figlie ma non è neanche un obbligo impedire loro questo tipo di gioco se le bambine manifestano questo desiderio. In altre parole, applicare dettami ideologici al gioco è un controsenso. Un tempo le femministe predicavano la libertà di scelta, ora sono giunte al punto di giudicare dannoso il fatto che una donna si vesta per piacere agli altri o che una ragazzina giochi con le bambole. L’unica libertà consentita è allora pensarla come loro?

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