La mafia non c’è e la Raggi mastica amaro. Roma non può avere un sindaco così

sabato 13 giugno 17:25 - di Marzio Dalla Casta
Raggi

«Non sarà mafia, ma le si avvicina molto». La prosa tradisce l’imbarazzo tipico dell’impostore. E Virginia Raggi, che ne è l’autrice, un po’ lo è. Sa bene che senza Mafia Capitale lei non sarebbe al Campidoglio. Sono gli effetti collaterali delle inchieste in versione set cinematografico o serie tv tipo Suburra o Romanzo Criminale. Del resto, l’Italia assoggettata alle mafie è l’immagine da noi stessi offerta al mondo, salvo atteggiarci a vergini violate quando la copertina di qualche settimanale ce lo rinfaccia. Anch’essa a cavallo tra inchiesta e fiction, pure Mafia Capitale non ha lesinato il proprio prezioso contributo. Lo ha fatto trasformando una distributore di benzina di Corso Francia nella cupola di un mandamento. Una vera enormità. Ma era apparsa tale solo a pochi, e noi tra questi.

Senza l’inchiesta demolita dalla Cassazione lei non sarebbe in Campidoglio

Anche la giustizia ha le sue esigenze di visibilità. Il solito rancio a base di tangenti e grassatori rischiva di confinarla in brevi di cronaca. Vuoi mettere il fascino malvagio che promana dalla Città Eterna stritolata dai tentacoli della Piovra? Non c’è storia. E mica piaceva solo alle toghe scambiare Scrocchiazeppi per Badalamenti. Scrivere Roma e leggere Corleone ha trovato plauditores un po’ ovunque. I Cinquestelle sono andati in solluchero, il Pd in tilt. Tanto da fargli dimenticare di aver a lungo tenuto le chiavi della Capitale. Anzi, c’era proprio Ignazio Marino, uno di loro, a guidarla in quel momento.

La Raggi non ha idea dello sfregio subito dalla Città Eterna

Il motivo per cui si spellassero le mani di fronte al remake del Padrino parte terza, l’unica della trilogia che non merita di essere vista, resta ancora oggi un mistero. Fatto sta che non esitarono a consegnare la città proprio a quella Virginia Raggi che da allora non ha mai smesso di presentarsi come la sindaca che ha fatto ruzzolare Cosa Nostra de no’antri dallo scalone del Campidoglio. Da ieri sappiamo che non è vero niente, che la mafia a Roma non c’è e non c’è mai stata. C’è, invece, lo sfregio subito di fronte al mondo. Ed è di questo che dovrebbe occuparsi la Raggi se davvero fosse il sindaco di Roma e non, invece, una comparsa inquadrata per sbaglio nella scena del film più brutto di sempre.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Claudio 14 giugno 2020

    Oltre che “Mafia Capitale”, ad aiutare il sindaco più scarso della storia di Roma, è stato il prode cavaliere Berlusconi. Quando ormai era in volata finale, sicura almeno di arrivare al ballottaggio sarebbe stata Giorgia Meloni, con un’eccellete campagna elettorale, dove ha semmpre messo la sua faccia. Se non fosse stato il prode cavaliere a cambiare i suoi cavalli e poi sparigliare il centro destra, con le sue uscite inutili, mal gestite se non in malafede. Silurata Giorgia, molti sostenitori del centro destra, o si sono astenuti, o hanno votato per Virginia, giusto per non dare voti al PD, senza sapere che dalla paella sono finiti nella brace.

  • aldo 14 giugno 2020

    ” orecchie panate ” non è buona neanche per essere fritta!!!!!!

  • Emergenza Coronavirus

    In evidenza

    News dalla politica