Floyd, Usa in fiamme, scontri davanti alla Casa Bianca. Evacuati per un’ora Trump e Melania (video)

lunedì 1 giugno 13:00 - di Redazione

Usa in fiamme dopo la morte di George Floyd. Nuova notte di violenti proteste per l’uccisione dell’afroamericano, citato in tribunale per oggi. Scontri violenti davanti alla Casa Bianca, praticamente assediata. I servizi segreti hanno portato il presidente Donald Trump sua moglie in un bunker della Casa Bianca. Mentre centinaia di manifestanti si sono radunati fuori dalla residenza, lanciando pietre e sfondando barricate della polizia. Trump ha trascorso quasi un’ora nel bunker. Progettato per l’uso in situazioni di emergenza come gli attacchi terroristici. La notizia è stata riportata da un repubblicano vicino alla Casa Bianca che ha parlato sotto anonimato con l’Associated Press. L’episodio è stato poi confermato da un funzionario amministrativo.  Durante l’operazione “salvare Trump e Melania”, per sicurezza sono state spente quasi tutte le luci nel palazzo presidenziale, per ridurne la visibilità dalla piazza.

Almeno 40 città sono blindate dal coprifuoco. E la Guardia nazionale è  mobilitata in 15 Stati. Anche New York è invasa da migliaia di manifestanti. Stando al Washington Post la polizia ha arrestato 2.564 persone, un quinto solo a  Los Angeles. Sono accusate di violazione del coprifuoco, furto e danneggiamento. Tra gli arrestati anche Chiara de Blasio, figlia del sindaco di New York.

Floyd, ucciso un uomo a Louisville

Un uomo è stato ucciso durante una manifestazione di protesta a Louisville, nel Kentucky. Lo riferiscono media locali, spiegando che l’uccisione è avvenuta verso mezzanotte, un’ora dopo che in città era stato imposto il coprifuoco. Secondo una prima ricostruzione, gli agenti della polizia locale e quelli della Guardia Nazionale stavano cercando di rimuovere un raduno in un parcheggio fuori da un negozio di alimentari, quando qualcuno ha sparato contro di loro. A quel punto, gli agenti hanno risposto al fuoco uccidendo un uomo.

Trump: “legge e ordine”

Donald Trump è deciso a usare il pugno di ferro. E rilancia su Twitter uno degli slogan della destra usato a fine anni Sessanta da Nixon e Reagan. “Ordine e legge”. Il presidente Usa ha anche minacciato di fare intervenire l’esercito se gli amministratori locali democratici non useranno il pugno duro contro la violenza. Anche a Washington scontri fino a tarda sera davanti alla Casa Bianca.Qui gli agenti hanno usato lacrimogeni e gli spray urticanti per rispondere al lancio di oggetti da parte di alcuni manifestanti. In piazza Lafayette i dimostranti hanno acceso un grande falò. Una volta sgomberati dagli agenti, i dimostranti, sfidando il coprifuoco, sono rimasti in zona. E sono tornati a più riprese a fronteggiare gli agenti schierati con scudi e manganelli.

La famiglia chiede l’arresto degli altri poliziotti

Medaria Arradondo, capo della polizia di Minneapolis, si è recato sul luogo dell’uccisione dell’afroamericano “per rendergli omaggio”. Di fronte alla famiglia della vittima afroamericana che chiede l’arresto anche degli altri tre poliziotti coinvolti, ha detto che “il silenzio e l’inazione sono complicità. La morte di Floyd è stata una violazione di umanità”. Ne approfitta la Cina per  attaccare gli Stati Uniti definendo il razzismo una malattia cronica della società americana. “Quello che è accaduto”, ha detto l portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, “dimostra la brutalità della polizia negli Stati Uniti”.

Quincy Mason Floyd, uno dei figli di George, che ha partecipato a una protesta a Bryan, si è detto emozionato. “Tutti escono e mi dimostrano affetto – ha detto – sono davvero commosso”. Insieme alla sorella  Connie Mason, poi,  ha fatto appello ai manifestanti in tutto il Paese a evitare la violenza. “Non risolverà nulla”.

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