Di Pietro: “Anm e Csm alimentano la commistione fra toghe e politica”. I magistrati sono un potere

giovedì 18 giugno 15:41 - di Roberto Frulli
DI PIETRO

Antonio Di Pietro ritiene che l’Associazione Nazionale Magistrati e il Csm, così come sono concepiti, finiscano per alimentare la commistione fra toghe e politica. Un male non necessario. Tanto che l’ex-pm fattosi politico di professione sposa l’idea del sorteggio per le nomine al Csm. E se la prende con le logiche correntizie. Che sostiene di non aver mai accettato. Il tema centrale è quello del caso Palamara. E delle devastanti intercettazioni finite in pasto all’opinioni pubblica. Attonita di fronte al coagulo di interessi vischiosi, scambi, mercanteggiamenti, carrierismo sfrenato. Un imbarazzante mercato delle vacche. “Io non mi sono mai scritto all’Anm, né alle sue correnti. – giura Di Pietro ai microfoni di ”Res Publica” su Radio Cusano Tv Italia- Non sono mai andato a votare per l’Anm. Ho sempre detto che il magistrato non ha bisogno di un’associazione. Perché rappresenta un potere. E l’associazione, per definizione, serve a difendere gli interessi degli associati. Il magistrato, essendo un potere, non si deve difendere dal potere”. “Queste correnti – sostiene l’ex-presidente dell’Idv – vengono costituite perché il modello previsto attualmente per l’elezione dei membri del Csm, è un modello che ha scimmiottato quello per eleggere i parlamentari. Da qui nasce una commistione tra interessi personali e di categoria. Da qui nasce il compromesso che ha raccontato Palamara. Che è l’unico che è stato intercettato“. “Ma se c’era questa spartizione e lottizzazione – ragiona l’ex-magistrato di Mani Pulite sceso in politica – vuol dire che c’è qualcun altro che pensava e agiva come lui. Il fatto stesso che dica: “abbiamo vinto”, vuol dire che giocava per una squadra”. “Da magistrato, quando mi sono dimesso, ho sempre detto che se un arbitro vuol fare il giocatore lo può fare, ma poi non può tornare a fare l’arbitro – rivendica Di Pietro – Fin quando è possibile questo travaso, fin quando il Csm viene eletto e non viene estratto a sorte, avremmo una commistione tale per cui poi la ritroviamo a cena insieme”. “I membri laici – suggerisce ancora l’ex-pm di Mani Pulite – li elegga il Presidente della Repubblica“. Il che non sembra essere proprio una garanzia se si pensa, ad esempio, al ruolo che ha avuto Gorgio Napolitano, tutt’altro che terzo. “Bisogna cambiare anche la Costituzione da questo punto di vista. Bonafede ha letto la letterina, dicendo che bisogna fare la riforma. E allora fatela”, esorta Di Pietro. “Di Matteo – ricorda l’ex-magistrato della Procura di Milano transitato, armi e bagagli in politica – ha detto che c’è un modello all’interno del sistema di elezione dei capi uffici all’interno della magistratura che rasenta il modello mafioso. Rispetto ad un’affermazione del genere ci vuole assolutamente un’audizione alla Commissione parlamentare competente per fargli dire nomi e cognomi. Perché non si può sputtanare un’istituzione genericamente”, conclude Di Pietro.

Commenti

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  • federico 19 giugno 2020

    qualcuno dovrebbe autodenunciarsi per alto tradimento: un golpe che ha cacciato via, o in galera, una classe politica che aveva assicurato 50 anni di pace e crescita. E avviato lo strapotere e le derive della magistratura

  • Marino Brini 19 giugno 2020

    Maurizio Giannotti,hai assolutamente ragione

  • Maurizio Giannotti 19 giugno 2020

    Complimenti!Se ne è accorto pure lui. Ci ha messo vent’anni con tre o quattro cambi di casacca ma alla fine ha scoperto quello che la gente normale sa da almeno venti cinque anni!!!

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