Cinquestelle, lo scontro è di potere: tra i servi del Pd e chi si ribella (Video)

giovedì 18 giugno 6:00 - di Francesco Storace

La rivoluzione è finita sull’altare del matrimonio tra Pd e Cinquestelle. Lo scontro interno ai grillini è tutto qui. Nel partito di Zingaretti le voci di dissenso ormai sono state ridotte a zero: e quando gli ricapita più il potere senza elezioni. I pentastellati vivono la fine del loro sogno con tonalità diverse. Da una parte ci sono i governisti a prescindere, quelli che sopporterebbero il Conte tre, quattro e cinque pur di continuare a stare a palazzo Chigi a fare il contrario di quel che avevano promesso agli elettori. Di Maio e Bonafede ne sono i capofila. La casta.

Cinquestelle e Pd, scene da un matrimonio

Poi ci sono i poltronisti semplici, quelli che si preoccupano del futuro – il mutuo da pagare – e si accontentano della seggiola parlamentare per la quale farebbero qualunque cosa. Perilli docet. Dopo di loro ci sono i coerenti a convenienza. Quelli che sono fieri sostenitori delle regole – esempio i due mandati – pronti a cedere non appena si accorgeranno che si salveranno anche le loro natiche. Roberta Lombardi ne è la capa. A seguire i duttili. Si dice così di quelli alla Paola Taverna. Restano memorabili i suoi insulti al grido di ladri, mafiosi e altro rivolti al Pd, rapidamente tornati in gola pur di evitare il trasloco verso casa.

Il duello tra Di Battista e Beppe Grillo

Poi, i traditi. Tra i quali il capofila di nuovo conio si chiama Alessandro Di Battista, che ha preferito ingaggiare il duello addirittura con Beppe Grillo, completamente cambiato da quando gli è capitata la brutta disavventura giudiziaria del figlio. Il comico è aggrappato al Pd e non fa più ridere. Dibba è arrabbiato proprio col Pd, non lo manda a dire e sta sulla riva del fiume ad aspettare. Chiude la serie dei gironi quello degli appesi. Virginia Raggi ne è l’emblema, e non sa ancora come sbarcherà il lunario dalla prossima primavera in avanti. Ecco, costoro e i loro derivati sono in guerra – distruggendo le speranze di chi li aveva votati per portarli a governare – perché ciascuno nel suo ruolo si sono innamorati del comando. In solitaria o in partnership con la Lega prima e il Pd poi, la stanza dei bottoni è diventata per essi la finalità politica e non uno strumento di cambiamento della società. Se conviene il Pd viva il Pd. Al massimo, sono cambiati loro, come dimostrano le cronache quotidiane.

La sfrenata ambizione di Giuseppe Conte

Su tutto e tutti campeggia la sfrenata ambizione di Giuseppe Conte, a cui i maggiorenti tra i Cinquestelle si sono aggrappati nel loro patto suicida col Pd. Conte li comanda anche senza essere iscritto al Movimento, perché ha capito prima di loro il valore della moneta di Palazzo Chigi. L’unico sincero – che pure stava nello stesso circo fino a poco tempo fa – appare Gianluigi Paragone, che sta lì a tessere la trama dei delusi. Si fida di Di Battista, dice, ma ci stia attento, che pure quello è un furbo di tre cotte pronto a rientrare nei ranghi nel caso di mala parata. Paragone vuole fare un nuovo partito, antieuropeista. Ma era la stessa parola d’ordine dei grillini di un tempo mentre ora non si può più vedere lo spettacolo della genuflessione a Bruxelles. La sensazione è che siano tutti pronti per il macero. La politica è comunque più seria dei Cinquestelle, Pd incluso. E persino a prescindere dalle tristi cronache venezuelane. https://www.facebook.com/gianluigi.paragone/videos/279519549912555/

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