Causa contro la Germania di 6 aziende italiane: danni al Made in Italy con quelle norme

venerdì 5 giugno 19:29 - di Redazione

Causa contro la Germania per violazione delle regole europee in materia di commercio.

A promuovere la causa sette aziende, 6 italiane e una belga. Che hanno impugnato la nuova norma tedesca che abbassa i limiti di emissione di formaldeide nei pannelli in truciolato e fibra di legno.

Una regola che, a cascata, coinvolge tutta la filiera industriale. Compresa quella delle produzione di mobili e cucine.

Un modo che di fatto rallenta o blocca da tutta Europa l’import di questi prodotti nel paese guidato da Angela Merkel.

”Abbiamo capito da Bruxelles – dice all’Adnkronos Paolo Fantoni, ad dell’omonimo gruppo industriale e presidente dell’European Panel Federation – che la Germania, invece di mettere i dazi come fa Trump sui prodotti, cerca di proteggere la propria industria attraverso standard. O prescrizioni che non sono così visibili o chiari come è un dazio. Ma che, alla fine, come barriera d’ingresso hanno lo stesso effetto”.

Le aziende che hanno promosso la causa contro la Germania contestano in particolare la modifica unilaterale delle condizioni. Perchè rendono non valida la marcatura CE.

La regola europea prevede, infatti, che un prodotto con questo marchio debba poter circolare liberamente in tutti i mercati dell’Unione.

La Germania ha modificato da sola, rendendoli più stringenti, i limiti di emissione di formaldeide previsti dalle norma per la certificazione. E ha così reso fuorilegge tutti quei prodotti che non rispettano gli standard tedeschi, anche quelli con marcatura europea. Di qui la causa promossa dalle aziende.

Ma non solo. Le modifiche prevedono anche differenti norme sul testaggio. Misura questa che non è stata notificata alle autorità di Bruxelles infrangendo nuovamente le regole europee.

Per il made in Italy danni da capogiro. Dato che la Germania rappresenta per il nostro Paese il secondo mercato. E che solamente per quanto riguarda i pannelli, nel 2019 le nostre aziende ne hanno prodotto quasi 4 milioni di metri cubi.

”Noi – dice Fantoni – non siamo certo contro la salvaguardia dell’ambiente e della salute. Ma se passa il principio che ogni Stato da solo può violare le regole europee e varare propri standard che non rispettano le norme comuni, allora i prodotti non sono più liberi di circolare. E il mercato unico non esiste più”.

Il commissario europeo al Mercato Interno Thierry Breton, rispondendo sulla questione a due interrogazioni di parlamentari europei si è detto ”d’accordo sul fatto che le misure tedesche in questione sono chiaramente contrarie al diritto dell’Ue”. E che c’è ”la massima attenzione nonostante l’emergenza coronavirus” invitando nel frattempo gli attori del settore a promuovere ”azioni giudiziarie nei tribunali tedeschi”.

Azioni però rese più difficili dalla stessa normativa tedesca. Che permette di fare causa solo alle parti che hanno un interesse diretto.

E, quindi, alle aziende, e non alle federazioni che hanno un interesse diretto, ma che potrebbero rappresentare centinaia di aziende, dando maggior peso alle cause.

La Germania aveva annunciato queste modifiche già nel 2018. Ma solo con l’entrata in vigore di queste norme, il primo gennaio del 2020, e cioè con il limite di emissioni pari alla metà del parametro E1, denominato E0,5 su tutti i prodotti introdotti nel suo territorio, i produttori sono potuti intervenire legalmente.

”Prima non potevamo fare azioni legali – dice Fantoni – adesso sì. Ma intanto tra emergenza coronavirus e i tempi tenici per i processi passeranno almeno 12 mesi per avere una risposta in termini legali”.

Commenti

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  • Alessandro 7 giugno 2020

    Se il governo mette fuori legge tutte le auto tedesche voglio vedere chi ci rimette di più, ma il Conte nazionale e amici non hanno le balle per farlo.

  • Alberto Giordani 7 giugno 2020

    Mi spiace ma dall’articolo pare che la Germania abbia annunciato queste modifiche nel 2018 e poi entrate in vigore nel 2020. Due anni sono passati dall’annuncio e la Fantoni e le altre aziende italiane cos’hanno fatto in due anni per adeguarsi? Per piacere svegliamoci perché siamo sempre 10 passi indietro.

  • Alessandra 7 giugno 2020

    Lasciate fare alla Merkel e nel giro di 10 anni distrugge l’Europa: è partita col kamikaze tedesco diretto in Lombardia ( che strano) , continua con l’attacco all’industria del mobile , ( anche quella maggiormente presente nell’area Padana), poi cosa possiamo aspettarci? L’attacco al settore tessile/ moda? Vedremo…

  • Elena 6 giugno 2020

    Chiaramente un capo dello stato che non fa l’interesse del suo popolo, per preservare i suoi credo sia un parassita, peggio di virus, a quest’ultimo c’è rimedio al primo o se ne va lo si deve cacciare a pedate!!!

  • Francesco 6 giugno 2020

    Che si sveglino i sigg.ri Conte e tutti gli altri. Denunciate tutte le situazioni che sotto sotto fanno grossi danni al commercio italiano e all’immagine. BASTA A SUBIRE A TUTTO C’È UN LIMITE. E LO HANNI SUPERATO GIÀ DA MOLTO TEMPO.

  • Marco Mutti 6 giugno 2020

    Beh ,abbassare i limiti di emissione formaldeide non è sbagliato, basta mettere meno resina nel truciolato. Pannelli di miglior qualità quindi, anche per la salute

  • evelina iacattuni 5 giugno 2020

    Non sono la piú indicata di dire, u dare una opinione, ma, credo che é chiaro, alla Germania non interessa promuovere, salvo il propio Mercato,,,,,Quindi la cosa positiva a fare, é uscire dall’Unione Europea. DAL MOMENTO che non esiste unione , ne considerazione con i mercati componenti e molto meno con il Mercato Italiano, che é di un bennéssere, che loro vorrebbero.faranno del tutto per tirarlo giú………

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