Buzzi: il Pd è il mio mondo, Alemanno non prendeva soldi, Carminati? Su di lui tutte caz..te

giovedì 25 giugno 15:15 - di Vittoria Belmonte
Salvatore Buzzi

Un’intervista a tutta pagina sul Foglio. Dove Salvatore Buzzi, dalla sua casa romana a Castelverde, ribadisce ciò che ha tante volte detto ma che, alla luce delle sentenze, riemerge oggi con più forza. Mafia Capitale è stata una “leggenda”. Il Campidoglio era e resta un “suk arabo”. Il Pd romano era il suo mondo. Carminati è stato mostrificato. Alemanno non ha mai chiesto soldi.

Buzzi: il Pci era il mio mondo

Ma ormai che il teorema di Pignatone faccia acqua da tutte le parti è cosa nota. Più interessanti sono i dettagli della conversazione di Buzzi con i giornalisti Salvatore Merlo e Nicola Imberti. Fin da ragazzino si iscrive alla Fgci sezione Monteverde. Iscritto al Pci dal 1976. “Quello era il mio mondo. Il loro è il mio mondo. Sono sempre stato dalemiano. Per me D’Alema era un mito. Poi sono stato della corrente di Bersani”. Un’appartenenza di cui al Pd nessuno chiede conto.

Vi spiego come facevano le primarie

Eppure Buzzi portava loro tesserati e voti alle primarie: “Mi ricordo che andavo ad acchiappare i disperati dei nostri centri di accoglienza per tesserarli al Partito democratico. Gli davo venti euro per la tessera e i soldi per comprarsi una pizza. Poi loro andavano a votare alle primarie. Queste sono le primarie del Pd…”.

Alemanno non prendeva soldi

Quindi racconta di come, lui comunista, finì a Rebibbia nel braccio dei detenuti politici di estrema destra. “C’erano quelli di Terza Posizione, c’erano i Nar. E fu lì che conobbi anche Alemanno. Era un ragazzino.Non aveva fatto niente di grave. Stette appena sei mesi di cui solo un mese con i veri duri. Lui era un missino, e quelli lo guardavano male”.  E Alemanno da sindaco, ribadisce, “non prendeva soldi. Mi chiese qualche contributo per la campagna elettorale. Magari il finanziamento per qualche cena. Tutto in chiaro”.

Carminati soffriva della sua fama noir

E arriviamo a Massimo Carminati. “Dicevano che era invischiato in mille cose. Segreti. Omicidi eccellenti. Poi addirittura la mafia. Tutte cazzate. La verità è che Carminati ha fatto qualche rapina, sì. Ma è uno che campava di espedienti. Di questa fama noir Carminati soffriva, capiva bene che questa leggenda attorno al suo nome lo avrebbe distrutto”.

Mafia Capitale: una piccola storia miserabile

Alla fine cos’è stata allora Mafia Capitale? Un mezzo per colpire”la sinistra bersaniana e la destra di Alemanno”. Un’inchiesta gonfiata dal “cortocircuito mediatico. La corruzione c’era. I rapporti opachi pure. Ma poca roba. Una storia piccola. Miserabile. E invece è nel cerchio di fuoco della parola mafia che è saltata la politica di questa città… ed è dal cilindro del 416 bis che il 22 giugno del 2016 è saltato fuori il trionfo elettorale di Virginia Raggi e del M5S, tra rabbia e sberleffi, pernacchie e ghigliottine, vaffanculi e supplì”.

 

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