Butti: “Attenti alla fase 3. Non esistono diritti tiranni neppure a tutela della salute. Riaprire le scuole”

venerdì 5 giugno 15:10 - di Stefania Campitelli

Per la Costituzione italiana non esistono “diritti tiranni”. E a dirlo è la stessa Corte Costituzionale in un pronunciamento del 2015. “Nemmeno la salute e la salubrità ambientale lo sono”. Conclusione: “nemmeno i diritti possono prevaricare altri diritti. Ne deriva che la pretesa del ‘rischio zero’ è incostituzionale”. Parola del giurista Luciano Butti, ospite di “Pillole di ottimismo”. La rubrica quotidiana del virologo Guido Silvestri.

Butti: non esistono diritti tiranni

Butti  parte da “una famosa sentenza” della Consulta. Per riflettere sulla fase 3 dell’emergenza coronavirus “La Costituzione ci convoca a un esercizio di equilibrio vertiginoso fra i diversi diritti”. Spiega il docente di diritto ambientale, ex magistrato. “Un esercizio difficilissimo, ma entusiasmante. Che ha qualcosa in comune con la scienza”. Questa visione va applicata, oggi, anche alla ripresa della normalità. Butti mette in guardia dal cosiddetto “effetto galleria. Espressione coniata da Breyer, giudice della Corte Suprema degli Usa. Che significa? L’effetto galleria “si verifica quando i politici pretendono di gestire un rischio senza considerare gli effetti. Che, per esempio, si hanno con le misure di contenimento rispetto alla vita sociale.

Attenti alla fase 3 e alla chiusura prolungata delle scuole

In sintesi “più ci si avvicina alla perfezione nel fronteggiare il rischio A, più le (ulteriori) misure di contenimento si rivelano dannose rispetto al rischio B. E viceversa”. In tempi di pandemia bisogna sapersi muovere fra due scogli. “Lo scoglio del virus e lo scoglio del disastro sociale. Relazionale ed economico. Dobbiamo navigare nel mare compreso fra questi due scogli. Senza avvicinarci troppo all’uno o all’altro. Un altro pericolo è la “distorsione di visuale”. E per chiarirlo Butti fa un esempio. “Immaginate un mondo dove vi siano solo auto a guida completamente autonoma. Nessun guidatore umano. Il numero degli incidenti e dei morti si ridurrà. Poniamo, di circa il 90%. Tuttavia la nuova tecnologia avrà inevitabilmente alcuni rari fallimenti. Che potranno portare a qualche vittima. Se si guarderà a questi casi, si potrà dire che questi morti saranno dipesi dalla nuova tecnologia. Eppure la stessa avrà ridotto del 90% il numero dei morti sulla strada”.

Si rischia la diseguaglianza sociale

Ebbene, “una situazione simile potrebbe verificarsi rispetto alla relazione fra Covid. E apertura o chiusura delle scuole“. Perché “noi rischiamo di vedere il primo rischio. Qualche raro bambino che si ammala o che contagia un adulto. E di non vedere il secondo rischio, molto più grave. Moltissimi bambini che subiscono gravi danni della chiusura troppo prolungata delle scuole. Aggiungo che questi danni non sono distribuiti in modo egualitario. Ma colpiscono maggiormente chi già si trova in una condizione sfavorita. Il giurista conclude con un allarme. “Le scuole chiuse per un periodo troppo lungo sono un rischio. Da un ascensore sociale possono trasformarsi in un discensore sociale”.

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