Alberto Sordi, ecco perché l’intellighenzia di sinistra lo detestava

venerdì 19 giugno 16:09 - di Cristina Gimignani
Sordi

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Dai fescennini alla comicità di Alberto Sordi, in Italia amare il proprio paese significa anche saper sorridere dei propri difetti, per amarlo ancora di più . Alberto Sordi, come del resto Totò, che durante una puntata del musichiere  gridò W Lauro,  si sapeva fosse orientato a destra. Discussioni infinite con colleghi e registi, che sull’egualitarismo comunista era solito dire ‘ma uguali a chi? E che gli animali sono tutti uguali? ’

Nel Borghese piccolo piccolo la sua condanna per la violenza diffusa degli anni di piombo ebbe la meglio sulla visione di Monicelli che avrebbe preferito un finale diverso, meno giustizialista. Ma convincere Sordi, che aveva il sogno nel cassetto di realizzare un film su Mussolini, non era cosa facile. Amico personale di Giulio Andreotti, votò spesso al comune di Roma per la democrazia cristiana, ma alle politiche, come lui stesso dichiarò , preferiva il partito di Giorgio Almirante prima e An  dopo. La sua unica autobiografia è del 1999.

La critica di sinistra

In vita, Sordi pagò per le sue idee politiche. Pagò in termini di critica, perché certa intellighenzia, non fu tenera con lui. Soprattutto dopo ‘Il borghese piccolo , piccolo’, che venne considerato, da molti, un film reazionario. Da non dimenticare la celebre esclamazione di Nanni  Moretti in “Ecce Bombo“: “Te lo meriti Alberto Sordi”. E certo che Sordi ce la metteva tutta per  non restare simpatico a un certo ambiente, arrivando persino a dire: “Sotto il fascismo io stavo bene”.

Col sorriso sulle labbra, ormai poteva dire ciò che voleva. Ma la destra no. La destra italiana pagava la presenza di un’egemonia culturale di  sinistra. Persino la rivalutazione della commedia all’italiana è stata fatta passare come esclusivo appannaggio della sinistra. Quando in realtà, il cinema che faceva ascolti,  fino agli anni ‘70, veniva ritenuto dal partito comunista l’espressione di un ‘arte borghese , che poco o nulla aveva  a che fare con il proletariato. Ma, senza nulla togliere ai grandi mostri sacri del cinema come Monicelli , Scola e tutti gli altri di chiara fede di sinistra, bisogna  ricordare i grandi attori  che di bena altri orientamenti politici – da Toto’ a Zeffirelli, fino appunto, Alberto Sordi – hanno fatto la storia del cinema italiano.

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