Viene dal Msi, ha letto Evola, non canta Bella Ciao… il veleno di Scanzi contro l’assessore Samonà

martedì 19 maggio 15:08 - di Annalisa Terranova

Andrea Scanzi, uno che come Selvaggia Lucarelli pensa di essere un illuminato perché ha legioni di followers, ha iniziato una campagna contro il neoassessore alla Cultura della Sicilia Alberto Samonà. Che ha fatto quest’ultimo per meritare tanta livorosa attenzione? Ancora nulla, in verità, essendo fresco di nomina. Ma Scanzi va giù duro.

Enumera i presunti difetti di Samonà: è leghista, è stato militante del Fronte della Gioventù, ha fondato un circolo intitolato a Julius Evola, è appassionato di massoneria, ha fatto parte di Fare Verde, associazione ambientalista di destra, ha scritto su Libero e sul Secolo d’Italia. Insomma ha opinioni diverse da quelle di Scanzi, il quale è un difensore così adamantino della libera cultura da indignarsi se uno coltiva interessi diversi dai suoi. Dice: magari Scanzi si intende di cultura siciliana. Manco per sogno: è nato ad Arezzo.

E allora? Allora la sua virtuale ghigliottina si abbatte su Samonà in puro stile giacobino per supposti reati di opinione di quest’ultimo il quale ha pure il torto di apprezzare la saga di Tolkien Il Signore degli Anelli. Come milioni di persone in tutto il mondo. Ma in Italia, evidentemente, occhiuti censori ancora frugano nelle private librerie per stabilire patenti di rettitudine intellettuale.

Ma c’è di più: Samonà ha osato dileggiare Bella ciao e osservare che il 25 aprile è una festa divisiva. Ancora reati di opinione, secondo l’illegittimo tribunale scanziano. E allora che si fa? Si aizzano i followers. Perché questa è la cultura di Scanzi, quella del risentimento. Il solito refrain del “dagli al fascista”. Pericolosissimo poi, Samonà, per il suo amore per Lucio Battisti e Franco Battiato (quest’ultimo tra l’altro nominato assessore proprio in Sicilia nella giunta Crocetta). Ma c’è ancora una imperdibile perla nel j’accuse di Scanzi. Che così scrive:  “Nel gennaio 2018 si presenta alle “parlamentarie” del M5S per il Senato superando la selezione on line, ma viene escluso dalla lista. Perché? Perché è un grande amico di Musumeci. Qualcuno fa arrivare a Di Maio alcuni articoli di Samonà che, per le regionali del 2017, definiva Musumeci (opposto al 5 Stelle Giancarlo Cancelleri) il candidato migliore. E Di Maio lo fa togliere dalle liste”. E così si rivela anche quanto conta nei 5Stelle il famigerato “popolo del web”. Zero.

Contano invece le invettive di Scanzi. Un luminare che non si accosta al nero esoterismo, ma predilige fumetti, moto e cantautori italiani. E al cui occhio da rigida tricoteuse non sfuggono i canoni da imporre alle menti libere. Evidentemente il suo modello è un altro assessore alla Cultura, quel Christian Raimo specializzato nel censurare libri. O, se proprio non c’è di meglio, la dotta Michela Murgia che – non a caso – trova Battiato un dispensatore di “minchiate”. E’ il culturame contro cui inveiva Mario Scelba. Gente che si trova appena un gradino sotto la definizione di intellettuale magistralmente fornita da Longanesi: “Uno che fa rilegare i libri che non ha letto”.

 

CONDOGLIANZE CULTURALI, SPLENDIDA SICILIA(Ecco chi è il nuovo assessore leghista ai Beni Culturali)E’ ora di finirla…

Pubblicato da Andrea Scanzi su Martedì 19 maggio 2020

Commenti

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  • Piero 20 maggio 2020

    Le persone come il giornalista del fatto quotidiano, che non chiamo x nome, fa parte di quelle persone saccenti, chenon valgono niente. Non bisogna ascoltarli.

  • 20 maggio 2020

    Ma……chi è questo Scanzi?

  • Elio Bitritto 19 maggio 2020

    Livore puro: da uno così Dio ce ne SCANZI e liberi. Sembra il ritratto di Narciso, tra l’altro riuscito male. Forse il novello Aretino, prima di indicare Samonà come inadatto all’assessorato siciliano alla cultura, dovrebbe pensare alla propria cultura che è quella dell’odio e dell’insulto gratuito. Un consiglio da uno più vecchio di lei: sia meno didascalico, meno presuntuoso e vedrà che la vita è meravigliosa e non è quel mare di porcherie che lei sembra gustare tanto e nel quale ci si trova bene.

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