Uccise l’amante del marito e adottò la figlia: ergastolo alla moglie del boss

giovedì 14 maggio 14:20 - di Redazione

Doveva farla sparire «senza troppo clamore» perché «tutta Marcianise sapeva» che il boss aveva una figlia con lei. Maria Buttone, la moglie “tradita” «aveva perso la faccia nei confronti delle altre donne del clan». Da qui la decisione di eliminare Angela Gentile, la rivale in amore. E di prendersi la bambina.

Oggi la Squadra Mobile di Caserta ha arrestato la Buttone, moglie di Domenico Belforte, storico boss dell’omonimo clan camorristico attivo nella zona di Marcianise (Caserta). Il provvedimento è stato emesso all’esito del deposito delle motivazioni con le quali il 19 dicembre 2019, con sentenza emessa al termine del rito abbreviato, il gip del Tribunale di Napoli ha condannato Belforte e la moglie Buttone, rispettivamente a 30 anni di reclusione e all’ergastolo, più pene accessorie, in quanto giudicati responsabili dell’omicidio di Angela Gentile, uccisa nell’ottobre 1991.

Chi è la moglie del boss

Buttone è stata condannata inoltre per associazione di tipo mafioso poiché riconosciuta quale effettiva “reggente” del clan Belforte di Marcianise almeno dall’aprile 2016 all’agosto 2017. Le indagini hanno permesso di far luce sulla sparizione di Angela Gentile e sulle recenti dinamiche relative alla gestione del clan dei “Mazzacane”, le cui redini sono rimaste per lungo tempo nelle mani di Maria Buttone.

Il corpo di Angela Gentile, mai ritrovato

Angela Gentile, secondo quanto ricostruito dalle indagini, era stata per lungo tempo una fiamma di Domenico Belforte, dal quale nel 1978 aveva avuto anche una figlia. Il ras, tuttavia, non aveva mai “ufficializzato” quella nascita, al punto da non riconoscere la neonata. Nel 1991, quando ormai la ragazza aveva 13 anni, Belforte si era riavvicinato ad Angela Gentile al punto da offrirle anche alcuni contributi di ordine economico, ma scatenando al contempo le ire della moglie. Quest’ultima pose il boss di fronte a un aut aut: lasciarlo, portando con sé i loro figli, o uccidere la donna occultandone il cadavere, accettando in cambio di crescerne la figlia in casa loro. Domenico Belforte consumò il delitto nascondendo il cadavere di Angela Gentile in un luogo ancora oggi ignoto.

La moglie del boss adottò la figlia della sua vittima

La figlia di Gentile è stata adottata dagli stessi killer della madre. In una storia dai contorni agghiaccianti.  “I Belforte – si legge negli atti riportati dalla Voce di Napoli – hanno preteso, senza incontrare alcun ostacolo, di crescere la figlia di Angela Gentile, alla luce del fatto che era una Belforte, nata prima del matrimonio di Mimì Belforte con la Buttone. Nel 1992, la moglie e la madre di Domenico Belforte si presentarono presso gli assistenti sociali della provincia. Le due, per conto dello stesso Belforte, padre della bambina, ne chiesero l’affidamento. A tale richiesta le assistenti sociali, che non hanno mai informato il Tribunale per i Minorenni di Napoli, produssero un’istanza al Giudice Tutelare di Caserta per la nomina di un tutore per la minore: la pratica non ha avuto nessun esito“.

La bimba consegnata ai carnefici della madre

E i parenti di Angela Gentile? Ecco la versione resa agli inquirenti. “La bambina voleva tornare dalla nonna materna, tanto che, i Belforte ci chiamarono più volte per andare a tranquillizzarla. Ma ci dicevano di lasciarla con loro. Perché erano ricchi e le avrebbero dato un futuro migliore di quello che avremmo potuto darle noi, che di certo non navigavamo nell’oro. Non ci siamo mai opposti perché avevamo paura di loro“.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Emergenza Coronavirus

In evidenza

News dalla politica