Toghe rotte, Palamara fa la vittima. Gaia Tortora: «Come si sentiva quando era dall’altra parte?»

venerdì 29 Maggio 13:12 - di Francesca De Ambra
Palamara

Il contrappasso dantesco ha il volto di Gaia Tortora, figlia di Enzo, il giornalista cui è legata una delle pagine più infami della malagiustizia italiana e il primo ad aver sperimentato sulla propria pelle i “fasti” del pentitismo prezzolato e del circuito mediatico-giudiziario. Da quell’inferno Enzo Tortora uscì assolto, ma minato nel fisico. Tanto da morire ad un anno esatto dal verdetto definitivo della Cassazione. Nulla di strano, dunque, se oggi a Gaia, anche lei giornalista, venga lo sfizio di rivolgere una domanda, «solo una domanda» a Luca Palamara, l’ex- membro del Csm indagato a Perugia nell’ambito dell’inchiesta sul mercimonio delle nomine dei magistrati.

Tweet al veleno della figlia del presentatore morto di malagiustizia

Su Twitter Palamara aveva ammesso come facesse «male» assistere «alla pubblicazione dei momenti più intimi della propria vita privata che coinvolgono estranei». Un assist irresistibile per chi, come Gaia Tortora, per quegli stessi sistemi ha dovuto piangere il padre e visto devastata la propria vita. Naturalmente, non l’ha sprecato. Così, rivolta a Palamara, ha a sua volta tuittato: «Come si sentiva invece quando era dall’altra parte? È una domanda, solo una domanda». Destinata molto probabilmente a restare senza risposta. Ovviamente, Palamara è solo un simbolo. Finito alla gogna per colpe non solo sue. La divulgazione delle sue chat hanno infatti svelato uno spaccato della magistratura, non tutta per fortuna, che fa rabbrividire.

Palamara si era lamentato della divulgazione delle sua chat

Gli stessi che invocano raccomandazioni o cercano scorciatoie per fare carriera, sono gli stessi che poi indossano la toga per giudicare le debolezze altrui. Palamara sta pagando per tutti. Ma erano tanti i colleghi pronti ad inchinarsi davanti alla sua potenza per chiedergli favori. E lui ne faceva e ne riceveva. Non per caso, un altro magistrato, Alberto Cisterna, in un articolo sul Riformista di un paio di giorni fa ha evocato l’immagine del tremebondo Forlani con la bava agli angoli della bocca, mentre rispondeva in tribunale sulla tangente Enimont ai tempi dell’inchiesta su Tangentopoli. «Se Palamara facesse una chiamata in correità – aveva scritto Cisterna – vedere tante toghe finire come il povero Forlani».

 

Commenti

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  • Aldo Barbaro 30 Maggio 2020

    Purtroppo i MAGISTRATI ONESTI oggi sono scomodi e pertanto vengono desautorati perchè rifiutano il compromesso e l’inciucio.
    Ho fiducia che anche per loro ci sara’ un ” Giudice a Berlino” che riconosca i loro meriti e li faccia ritornare nelle sedi dalle quali sono stati “velocissimamente” trasferiti perchè non allineati! Mi riferisco in particolare al Dr Eugenio Facciolla ed al Dr Lupacchini!