Scuola, la Azzolina ha paura di essere cacciata: «Non è tempo di rimpasti». Prof e studenti in piazza

venerdì 22 maggio 10:07 - di Massimo Baiocchi
Azzolina

Ogni giorno una promessa, ogni giorno una «faremo». La Azzolina continua a parlare a vuoto, scatenando l’ira di presidi, insegnanti e studenti. Che sono pronti a scendere in piazza. Anche gli “alleati” del Pd non ne possono più di una ministra che va avanti a singhiozzo, aspettando chissà cosa. Siamo alla fine di maggio e non ha preso il via nemmeno un intervento per la riapertura all’inizio del prossimo anno scolastico. Una riapertura che – agli occhi di molti – sembra un miraggio.

L’autodifesa della Azzolina

«Le critiche servono, le polemiche molto meno. Ho letto anche tante provocazioni. Dispiace perché colpiscono la scuola, non me», afferma Lucia Azzolina. Al “Messaggero” dice: «Non credo che in piena emergenza ci sia davvero il tempo di dedicarsi ad un rimpasto». Mette le mani avanti, la ministra. La paura di essere sostituita è forte. «Posso dire di avere un ottimo rapporto con tutti i colleghi di Governo. Abbiamo preso tutti insieme la decisione sulla chiusura delle scuole. Una scelta sofferta, ma responsabile».

La ministra dei «diremo» e «faremo»

«Siamo al lavoro incessantemente per consentire il rientro nelle aule in sicurezza a settembre», ha detto per l’ennesima volta la Azzolina. «Il Comitato tecnico-scientifico è ora concentrato sul protocollo di sicurezza che guarda al nuovo anno scolastico. Le misure saranno consegnate al Ministero dell’Istruzione la prossima settimana». La scelta di chiudere le scuole è stata dura ma necessaria», ha detto a una voce con il ministro Speranza. «Ha consentito di tutelare la salute di tutti noi». E poi?, chiedono prof e studenti. Dopo la chiusura il niente.

Le “lezioncine” irritano tutti

Solo parole, nient’altro che parole. Le lezioncine della ministra sono irritanti. «Ora lavoriamo per settembre con indicazioni che saranno improntate alla massima sicurezza, chiarezza e attuabilità», dicono la Azzolina e Speranza. «Misure che, dopo il vaglio del Comitato tecnico-scientifico, saranno portate all’attenzione dei sindacati per la preliminare condivisione. Poi diffuse alle scuole per la necessaria attività preparatoria dei prossimi mesi».

La protesta di professori e studenti

Questo navigare a vista ha portato alla protesta. Manifestare in piazza è complicato, in tempo di social distancing. Ma esistono anche questioni urgenti. Con questo approccio il comitato “Priorità alla scuola” ha chiamato a raccolta sabato 23 maggio insegnanti, studenti, educatori, genitori in numerose città italiane (Roma e Milano comprese). L’Aquila, a sua volta, scende in piazza con flash mob. Che si aspetta ad agire? La melina sta causando un tracollo-

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