Revoca dei domiciliari al boss Sacco. Rampelli: l’errore fatto resta, ora vedremo se tutti torneranno in carcere

mercoledì 13 maggio 14:24 - di Redazione

Revocati gli arresti domiciliari al boss palermitano Antonino Sacco. La disponibilità del carcere di Livorno, dotato di strutture idonee anche dal punto di vista sanitario, indicato dal Dap, e la “fase di relativa rimessione della diffusione dell’epidemia” di Covid 19 sono le ragioni che il magistrato di sorveglianza di Siena ha indicato nel provvedimento. Preso sulla base del nuovo decreto del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede.

E’ il primo caso di applicazione delle nuove norme approvate sabato sera dal Consiglio dei ministri, che prevedono la rivalutazione delle scarcerazioni da parte dei magistrati. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, “con nota dell’11 maggio comunica che vi è disponibilità ad associare il detenuto nella casa circondariale di Livorno, sede dotata di ampia offerta specialistica anche avvalendosi se del caso delle strutture sanitarie del territorio”.

Non muta la situazione politica del ministro Bonafede

Una notizia che non muta la situazione politica del ministro, che secondo Fratelli d’Italia resta critica. “La posizione del ministro Bonafede, e con lui quella del premier Conte, rimane critica sulle scarcerazioni dei boss mafiosi – sottolinea Fabio Rampelli – Fosse accaduta una vicenda simile con un Governo di centro destra ci avrebbero seppellito di insulti, accuse, illazioni, manifestazioni…”.

“Nonostante la mozione di sfiducia del centrodestra al Senato sia stata rinviata – continua Rampelli –  spero ancora che il ministro Bonafede si dimetta vista la gravità oggettiva degli eventi che lo vedono politicamente coinvolto, anzi travolto. Gli arresti domiciliari concessi a circa 8000 detenuti, dei quali 375 boss mafiosi, con la risibile motivazione del rischio contagio, non sono stati attenuati con il decreto correttivo deliberato dal Consiglio dei Ministri. Vecchia vicenda sintetizzata nella metafora della stalla e dei buoi. Oltretutto i decreti ammettono la responsabilità del Governo sulle scarcerazioni, non fosse altro per aver omesso nelle precedenti decisioni le attuali disposizioni”.

Rampelli: ora testiamo la tenuta del sistema di vigilanza

“Ora, finita l’emergenza – conclude il vicepresidente della Camera – i detenuti devono rientrare in carcere, così si potrà testare la tenuta del sistema di vigilanza e verificare che e se tutti siano ricondotti nelle case circondariali. L’errore è stato a monte: prevedere i domiciliari e non, come sarebbe stato più opportuno, l’isolamento sanitario in carcere per i soggetti più esposti, o l’ospedale militare. Anche perché il rischio contagio di fatto non è mai esistito soprattutto nelle carceri dell’Italia meridionale. Il contagio nel Mezzogiorno è sempre stato molto basso e il contenimento più agile. Le rivolte dei detenuti nelle carceri e l’improvvisa loro cessazione hanno dato l’impressione di uno Stato che cede ai criminali. Il che è incompatibile con la certezza della pena e con il sacrosanto rispetto che si deve alle famiglie delle vittime e a chi lavora nelle carceri, polizia penitenziaria in testa”.

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