Reddito di cittadinanza ai ceffi della ‘ndragheta. Solo per questo il M5S meriterebbe di scomparire

mercoledì 20 maggio 12:56 - di Redazione
Reddito di cittadinanza

Che scherzi combina il destino. Mentre al Senato il ministro Bonafede si difendeva dall’accusa di aver svuotato le carceri con la complicità del coronavirus, in Calabria l’operazione Mala Civitas condotta dalla Guardia di Finanza scopriva che oltre centro ‘ndranghetisti risultavano percettori di Reddito di cittadinanza. Basterebbe questo per licenziare il Guardasigilli e tutti i grillini come lui. Avevano garantito trasparenza nell’erogazione della misura, invece scopriamo che ne godono anche i peggiori ceffi delle maggiori cosche. Tra di loro, esponenti di spicco delle più note famiglie di ‘ndrangheta operanti nella piana di Gioia Tauro o delle potenti ‘ndrine reggine dei Tegano e dei Serraino.

Reddito di cittadinanza anche al figlio del “Pablo Escobar italiano”

Altri invece, sono capibastone delle cosche della Locride, tra cui la ‘ndrina Comisso-Rumbo-Figliomeni di Siderno, la ndrina Cord di Locri, la ‘ndrina Manno-Maiolo di Caulonia e la ‘ndrina D’Agostino di Canolo. Tra i percettori del sussidio, anche i figli del “Pablo Escobar italiano”, noto ai compari della ‘ndrangheta come Bebè, al secolo Roberto Pannunzi. Costui è unanimemente considerato dagli investigatori italiani e statunitensi come uno dei più grandi broker mondiali di cocaina. Uno, per intenderci, che si vantava di pesare i soldi anziché contarli. Alessandro, il figlio maggiore, è sposato con la figlia di un boss colombiano di caratura mondiale nel traffico di di cocaina. In più, ha sul groppone anche una condanna definitiva per l’importazione in Italia di svariati quintali di droga.

Oltre 100 boss smascherati grazie all’operazione Mala Civitas della GdF

Le indagini hanno inizialmente interessato una platea di oltre 500 soggetti gravati da pesanti e definitive condanne. Tutte riferibili a reati di mafia. Si sono concluse con la denuncia 101 soggetti richiedenti la percezione delle pubbliche provvidenze e di ulteriori 15 sottoscrittori delle richieste irregolari. Sono stati tutti inoltre segnalati all’Inps per l’avvio del procedimento di revoca dei benefici ottenuti. Disposto anche il recupero del Reddito già elargito che ammontano a circa 516mila euro; nel contempo, sarà conseguentemente interrotta l’erogazione del sussidio che avrebbe altrimenti comportato, fino al termine del periodo di erogazione della misura, un’ulteriore perdita di risorse pubbliche di oltre 470mila euro.

 

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