Mattarella e il Giorno per le vittime del terrorismo. Ricordare non basta, serve la verità

sabato 9 maggio 14:15 - di Aldo Di Lello

Ricordare  è un dovere. Ma è ancora necessario fare piena luce sulla lugubre stagione degli anni di piombo e delle stragi. Questo il messaggio del presidente Sergio Mattarella  nel “Giorno della Memoria” per le vittime del terrorismo. Che viene celebrata oggi, ricorrenza  della morte di Aldo Moro.

Mattarella: «Ricordare è un dovere»

“La Repubblica – dice Mattarella – si inchina davanti alle vite spezzate dal fanatismo politico, dalle violenze di gruppi brigatisti e neofascisti, dagli assalti eversivi alle istituzioni democratiche e alla convivenza civile”. “Tragicamente lunga – ricorda – è la sequela delle persone uccise negli anni di piombo. Servitori dello Stato, donne e uomini eletti a simbolo di funzioni pubbliche, cittadini impegnati nella vita sociale, testimoni coerenti che non hanno ceduto al ricatto”.  “Ricordare – scandisce Mattarella – è un dovere. Ricordare le strategie e le trame ordite per destabilizzare l’assetto costituzionale, le complicità e le deviazioni di soggetti infedeli negli apparati dello Stato, le debolezze di coloro che tardarono a prendere le distanze dalle degenerazioni ideologiche e dall’espandersi del clima di violenza”.

E qui è il punto cruciale del discorso di Mattarella. “Non ovunque è stata fatta piena luce. La verità resta un diritto, oltre che un dovere per le istituzioni. Terrorismo ed eversione sono stati battuti con gli strumenti della democrazia e della Costituzione. la ricerca della verità, dunque, deve continuare laddove persistono lacune e punti oscuri”.

Verità fa rima con sovranità

Già, la ricerca della verità deve continuare. Ricordare non basta. Si può realmente onorare le vittime del terrorismo solo se si fa piena piena luce su cause, mandanti complici (anche esteri) della strategia della tensione e degli anni di piombo.  Provare a rispondere a queste domande vuol dire tentare di arrivare al cuore del male italiano. Capire perché la guerra civile, in Italia, non è mai finita. Capire se, come e perché questa discordia cronica sia stata fomentata da poteri occulti e potenze straniere. Fomentata, alimentata ed esasperata per mantenerci nella condizione di figli di un dio minore e di nazione a sovranità limitata? La sovranità è il problema fondamentale dell’Italia, dal dopoguerra a oggi. E ne segna in qualche modo l’identità. Visto che si ripropone in modo drammatico anche ai nostri giorni. Anche se ciò accade in un contesto infinitamente meno tragico rispetto a quello di 40 o 50 anni fa.

Occorre, al dunque, una mobilitazione corale degli italiani, senza distinzioni ideologiche e politiche, affinché  sui capitoli più bui del nostro passato vengano tolti tutti gli omissis della guerra fredda. La riconquista della sovranità parte dalla riconquista della verità sulla propria storia.

Commenti

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  • Mario Salvatore Manca 10 maggio 2020

    Aldo Moro, da vivo, fu un disastro per l’Italia, negli ultimi cinquantacinque giorni di vita, nonostante il suo conclamato “cristianesimo”, poteva andare a fare lezione a un certo don Abbondio di manzoniana memoria; la sua famiglia men che meno, che per lo meno per riguardo a Paolo VI, nelle sue condizioni di salute non precisamente idonee, che si disturbò per venire al suo funerale, avrebbe potuto abbozzare. Per non parlare della figlia, che andò a Rebibbia a perdonare agli uccisori di suo padre, senza preoccuparsi di chiedere se fossero d’accordo le famiglie degli uomini della scorta. Per questo che scegliere questo giorno per ricordare le vittime del terrorismo mi è sembrato peggio di uno schiaffo.
    E visto che si parla di terrorismo, urgerebbe un messaggio diretto a Mattarella, perché intervenga a dimettere d’urgenza il ministro Malafede (non Bonafede) prima che arrivi a scarcerare Cesare Battisti (il pluriassassino, non l’Eroe della Prima Guerra Mondiale: un accostamento che ingoio come un fico d’India all’arsenico, con tutte le bucce, imbevuto di stricnina e cacciatomi dentro con un manico di scopa).
    Perché costui – Coronavirus o no – deve rimanere in carcere vita natural durante fino a quando potrà uscire in posizione orizzontale con i piedi davanti.
    Spero di essere stato abbastanza chiaro.

  • Pino 10 maggio 2020

    I disastri ai danni dell’Italia costruiti sapientemente da questo uomo di parte saranno compresi solo per i posteri.
    Da annoverare fra i peggiori uomini di magistratura e politica sopportati da un popolo in fase di spoliazione dei diritti individuali e grassazione economica esattamente come fanno i mafiosi imponendo con le armi e le violenze la loro presenza. NULLA a che fare con la mia Italia.

  • Marino Brini 9 maggio 2020

    Intanto cominci a dire la verità sulla uccisione del fratello: chi sono i mandanti?

  • Pino 9 maggio 2020

    La domanda è retorica: compreresti un’auto usata da questa persona? Accetteresti cambiali? E’ sua la colpa di quanto stiamo vivendo sia della aggressione alla scomoda magistratura che della magistratura che ha la sua stessa tessera di partito in tasca contro tutti i partiti politici avversi. Come sappiamo tutti i magistrati che combattevano realmente la mafia li hanno uccisi TUTTI . Gli altri? fanno bella vita. Speriamo per poco.

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