In galera col reddito di cittadinanza: il trucco di alcuni detenuti calabresi

sabato 9 maggio 14:28 - di Davide Ventola

Percepivano il Reddito di cittadinanza pur lavorando o essendo detenuti in carcere, vantandosi apertamente del raggiro posto in essere. L’operazione Apate, che prende il nome dallo spirito dell’inganno contenuto nel vaso di Pandora ha portato questa mattina alla denuncia di 30 persone ad Africo Nuovo, in provincia di Reggio Calabria. I carabinieri della locale stazione hanno deferito i soggetti alla Procura della Repubblica di Locri in quanto ritenuti responsabili di falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o altrui.

I detenuti si vantavano pubblicamente dell’inganno

Le attività di indagine sono state avviate e condotte dal gennaio 2020 ad oggi dai militari della stazione carabinieri di Africo Nuovo. L’Arma ha condotto un’indagine di natura prevalentemente tradizionale e documentale. Ha abbinato numerosi servizi di osservazione e controllo. Le indagini hanno consentito di accertare che gli indagati si sarebbero procurati un ingiusto profitto derivante dalla indebita percezione del Reddito di cittadinanza. Gli indagati, per ingannare l’Inps, hanno dichiarato il falso oppure hanno omesso dettagli relativi alla situazione anagrafica. Al  patrimoniale e al reddito del proprio nucleo familiare. In questa maniera, sono rientrati nei parametri previsti per l’assegnazione del beneficio.

Novantamila euro che lo Stato non recupererà mai

Le indennità indebitamente percepite avrebbero comportato un danno erariale pari ad euro 90.240 euro. Soldi che lo Stato, all’atto pratico, non recuperà mai. Gli indagati sono stati segnalati agli uffici competenti dell’Inps al fine di sospendere alla fonte l’erogazione dei benefici, in attesa di esperire gli opportuni accertamenti finalizzati alla definitiva revoca degli stessi.

Reddito di cittadinanza, cosa prevede la legge

La legge prevede che per i detenuti ed i ricoverati in una struttura a carico dello Stato il sussidio è sospeso. La famiglia ha diritto al reddito, ma il parametro della scala di equivalenza non tiene conto di queste persone. Il diritto al reddito è ugualmente sospeso per chi ha subito una misura cautelare personale.,La condanna, anche con sentenza non definitiva, per determinati reati. Nello specifico, la condanna definitiva deve essere intervenuta nei 10 anni precedenti la domanda di reddito di cittadinanza.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Emergenza Coronavirus

In evidenza

News dalla politica