Il grillino Morra: «Contro la mafia occorrono menti ancora più raffinate». Siluro a Bonafede?

martedì 12 maggio 18:22 - di Marzio Dalla Casta
Morra

Siluro più micidiale contro il ministro Bonafede il senatore grillino Nicola Morra, presidente dell’Antimafia parlamentare, non poteva lanciare. Colpito e affondato. A questo punto, diceva quel tale, l’interrogativo sorge spontaneo: semplice distrazione o fuoco amico? Chiediamolo a tutti, ma non al silurato che sulla distinzione tra colpa e dolo ha incespicato di brutto. Chi deve dare una risposta è Morra. Il post a forma di siluro è tutto suo. E lo ha sganciato nelle stesse ore in cui Bonafede, ancora impantanato nell’affaire Di Matteo, vedeva i sorci verdi nell’arena di Montecitorio.

Morra è il presidente dell’Antimafia

Buon per il ministro che nessuno lo abbia letto mentre furoreggiava il dibattito perché quel post vale più di mille mozioni di sfiducia. Eccolo: «Quelle mafiose sono “menti raffinatissime“. Se vogliamo sconfiggere la mafia, non possiamo farlo se non impiegando menti altrettanto ed ancor più raffinate». Chissà la faccia di Bonafede nel leggerlo. E chissà se ha realizzato che la sua “mentina” potrà servirgli tutt’al più a tenere fresche le meningi, non certo a competere con quelle «raffinatissime» ricordate (perfidamente?) da Morra.

Nei prossimi giorni il ministro sarà in commissione

D’ora in poi, persino l’ultimo peone dell’opposizione avrà tutto il diritto di infilzarlo come un tordo per poi rosolarlo sullo spiedo preparato da Morra. Tra i due, è noto, non c’è stata mai grande simpatia. E ora che il Guardasigilli è rimasto impigliato nella tonnara dell’antimafia più antimafiosa della sua, Morra gli ha mandato via Fb un piccolo assaggio del clima che il ministro troverà in commissione Antimafia ora che, tempo un paio di giorni, sarà audito. Ha proprio ragione chi dice “dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io”. Com’è vero, avrà pensato anche il povero dj Fofò, come Bonafede amava presentarsi prima di intrecciare il proprio destino con quello di Giuseppi Conte. Dal fuoco amico, si sa, non si salva nessuno.

Commenti

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  • biagio 13 maggio 2020

    Credo che Morra sottovaluti Buonafede, è stata tutta una trattativa dalla sua elezione alla scarcerazione di massa: Do ut des («io do affinché tu dia» e senso traslato «scambiamoci queste cose in maniera ben definita»).
    Il classico stile mafioso.

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