I figli delle madri surrogate abbandonati in Ucraina. Il tragico video dei neonati ammassati (video)

venerdì 8 maggio 15:45 - di Redazione

Sono veramente tristi le immagini dei bambini nati in Ucraina da madre surrogata su ordinazione di coppie di tutti i Paesi, tra cui anche l’Italia. Bambini e bambine di pochi giorni che compaiono in un video del sito Biotexcom, un’agenzia per la maternità surrogata in Ucraina. Ci sono 46 neonati ammassati in un nido improvvisato nella hall dell’Hotel Venezia a Kiev. I genitori committenti non possono recarsi a Kiev per “ritirare” i figli delle gestanti a pagamento. E dunque i bambini, senza una madre che si occupi di loro e che li faccia sentire sicuri e protetti, restano in attesa, accuditi da baby sitter che lavorano per le agenzie di maternità surrogata.

Il caso è stato sollevato dal Corriere della sera che ha pubblicato il video nel quale un legale della clinica chiede ai genitori committenti di rivolgersi ai ministeri degli Esteri dei rispettivi Paesi per chiedere il permesso di recarsi, nonostante le misure di confinamento,  a prendere i bambini che hanno ordinato. Proprio come se si trattasse di una merce. Le associazioni che si battono contro l’utero in affitto hanno scritto all’ambasciatore italiano in Ucraina e al ministero degli Esteri italiano per chiedere di verificare quale sia l’effettivo stato di salute dei neonati, auspicando che nessun permesso speciale in deroga al lockdown venga dato alle coppie che hanno scelto una pratica illegale in Italia.

“Ma il caso di Biotexcom – avverte il Corriere – è solo la punta dell’iceberg. In Ucraina sono decine le agenzie di maternità surrogata che in questo momento sono in difficoltà sia perché il business è fermo a causa della pandemia, sia perché si ritrovano con tanti bambini e bambine sospesi in un limbo, anche giuridico. Si parla di circa 500 neonati. Chi se ne prenderà cura? Qual è il loro status attuale? Sono cittadini ucraini? Sono apolidi? Domande ancora senza risposta e che sicuramente porteranno altre associazioni nel mondo a chiedere ai rispettivi ambasciatori risposte immediate”.

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