Giustizia, la chat di Palamara contro Salvini sfiora l’eversione. Mattarella non può più tacere

lunedì 25 maggio 13:24 - di Francesca De Ambra
Palamara

«Chiunque usa violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, ai singoli componenti o ad una rappresentanza di esso, o ad una qualsiasi pubblica Autorità costituita in collegio o ai suoi singoli componenti, per impedirne, in tutto o in parte, anche temporaneamente, o per turbarne comunque l’attività, è punito con la reclusione da uno a sette anni». È l’art. 338 del codice penale. E non sembra molto distante, quanto a configurabilità, dall’ormai famoso «Salvini ha ragione, ma ora occorre attaccarlo» chattato da Luca Palamara.

Palamara sul ministro indagato aveva detto: «Ora bisogna attaccarlo»

Ricordate? Il potentissimo leader di Unicost, crocevia dei traffici correntizi cui ricorrono le toghe per far carriera, aveva così risposto alle perplessità dal procuratore di Viterbo Paolo Auriemma, circa la decisione della procura di Agrigento di indagare per sequestro di persona Salvini per i fatti della nave Diciotti. All’epoca, agosto 2018, il leader leghista era, ancora ministro dell’Interno. Anche per questo, la censura non può essere solo deontologica. La chat di Palamara rivela infatti l’obiettivo agghiacciante, quasi eversivo, di eliminare per via giudiziaria un membro del governo. Il tentativo di derubricarla a mera birichinata è ridicola.

L’art. 338 del C.p. punisce l’attentato ad un Corpo politico dello Stato

Tanto più che, al pari di Auriemma, anche Palamara è convinto che Salvini non vada indagato. E pur tuttavia lascia prevalere questioni di opportunità “politica”, spiegabile con la circostanza che in quel momento che la sua Unicost è alleata della sinistra giudiziaria. È difficile non non cogliere in tutto questo un evidente obiettivo para-golpista. A dire che «Salvini va attaccato» non sono i suoi avversari politici, il che sarebbe legittimo. Ma magistrati, il che fa venire la pelle d’oca. Di fronte a questo sfascio, la ventilata riforma del Csm è solo un pannicolo caldo. Il verminaio, infatti, non è tanto deontologico quanto ideologico, cioè potenzialmente eversivo. È roba da codice penale. Speriamo se ne convinca anche il capo del Csm, il fin qui troppo silente presidente Mattarella.

Commenti

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  • Rocco Franzo 26 maggio 2020

    Devono obbligatoriamente fare pulizia di questa gente schifosa. Sono addestrati per tramare Napolitano & C. sono i loro padri

  • avv.alessandro ballicu 25 maggio 2020

    è tempo di una seria riforma della magistratura, il pm deve essere subordinato al governo come in tutti i paesi del mondo, invece i collegi giudicanti dovrebbero essere composti solo da cittadini, come negli usa e nell’antica roma culla del diritto,
    altrimenti ci sarà sempre un contropotere di sinistra non eletto nè controllato dal popolo sovrano che tenterà di condizionare , ostacolare, incriminare ( come i processi di stalin ) gli avversari politici anche quando governano dopo aver vinto democraticamente le elezioni

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