Giustizia, Bonafede si deve dimettere in quanto grillino. Così esige la propaganda Cinquestelle

martedì 5 maggio 12:35 - di Marzio Dalla Casta
Bonafede

Sgombriamo il campo da malintesi, equivoci e sottintesi. Il ministro Bonafede non deve dimettersi perché non ha risposto con  malcelato imbarazzo al j’accuse spruzzatogli in diretta telefonica dal magistrato Nino Di Matteo, icona antimafia oggi al Csm. E neppure perché, se è evidente che uno tra i due mente circa la mancata nomina, due anni fa, del togato al Dap, tocchi comunque al politico essere scaraventato dalla torre. E neppure perché – udite udite! – perché le parole pronunciate dal procuratore a Non è l’Arena adombrano la possibilità di oblique pressioni sul Guardasigilli. No, Bonafede si deve dimettere in quanto grillino.

Il M5S le pretenderebbe da chiunque altro

La sua permanenza sulla poltrona di ministro è incompatibile con la morale Cinquestelle. Provate a chiedervi chi, a parti invertite, cioè con il M5S all’opposizione, sarebbe potuto uscir politicamente vivo da una situazione del genere. Nessuno. O pensate che in tal caso Marco Travaglio – come ha fatto oggi a sostegno della “buona fede” di Bonafede – si sarebbe limitato a parlare di «colossale equivoco»? Se è così, siete degli inguaribili ottimisti. O solo dei creduloni. Perché Travaglio avrebbe saccheggiato l’intero repertorio a sua disposizione per scorticarlo vivo, il malcapitato.

Bonafede non ha annunciato querela

Il ministro si deve dimettere perché il suo MoVimento così pretenderebbe se sulla poltrona di Via Arenula sedesse l’esponente di altra forza politica. Compreso quel Pd, suo alleato di governo e suo antenato nel doppiopesismo. Perché a Bonafede, che – chissà perché – non ha neanche annunciato querela, dev’essere concesso quel che a chiunque nelle sue condizioni sarebbe precluso? Già, perché. Non c’è il perché. C’è, invece, la protervia di una torma di scappati di casa finiti in un gioco più grande di loro e capaci ormai di un’unica reazione: stringere le terga sugli scranni di quel Parlamento che si erano impegnati ad aprire come una scatoletta di tonno. Tocca all’opposizione far capire a Bonafede e compagni che la ricreazione è finita.

 

 

Commenti

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  • Anna Arcangeli 5 maggio 2020

    C’e’ soltanto da chiedersi: Chi ha costretto Bonafede a dire no al PM Di Matteo? Si dice che pensar male e’ peccato, ma qualche volta ci si indovina; dunque se prima Bonafede, in buonafede, scusate il gioco lingustico, chiede a Di Matteo se vuole dirigere il DAP perche’ ma, dopo poche ore, dovrebbe rimangiarsi la parola? Forse qualcuno venuto a conoscenza dell’offerta da parte di Bonafede a Di Matteo non ha gradito e si e’ mosso affinche’ la cosa non andasse in porto. Speriamo che Bonafede dica: Muoia Sansone con tutti i Filistei e parli.

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