Fase 2, la data del 3 giugno ancora in bilico. Il governo attende i dati dell’Iss sul virus

venerdì 29 maggio 12:16 - di Redazione
Governo

Non è ancora il caos, ma manca poco. Saranno decisivi i dati sull’andamento dell’epidemia che oggi renderà noti l’Istituto superiore di sanità (Iss). Solo allora il governo deciderà se confermare la data del 3 giugno come quella del “libera tutti” con la possibilità per ciascun cittadino di raggiungere un’altra regione. Nel frattempo, divampa la polemica politica tra i partiti e quella istituzionale fra i governatori. La Lombardia resta “vigilata speciale”. Nelle ultime 48 ore ha infatti totalizzato il 60 per cento dei nuovi casi di contagio. Un dato che preoccupa gli altri governatori meridionali, specie quelle delle regioni ad alta vocazione turistiche, che temono l’invasione di vacanzieri inconsapevoli diffusori di coronavirus.

Il governo media tra le Regioni del Nord e del Sud

Il sardo Solinas ha lanciato l’idea del passaporto sanitario: entra nell’isola solo chi può dimostrare di essere negativo al Covid-19. Proposta bocciata dal governo: la chiusura dei confini è materia statale e non delle Regioni. Dal canto loro, i virologi raccomandano prudenza. «È presto per aprire», fa sapere Walter Ricciardi, consulente del ministro Speranza. Mentre in un’intervista al Messaggero Alessio D’Amato, assessore alla Sanità del Lazio, adombra pressioni politiche sul Comitato tecnico scientifico per dare il via libera alla “riapertura“. «Questo – avverte – rischia di creare irritazione».

Salvini: «Ripartire tutti in sicurezza»

La data del 3 giugno occupa anche i piani alti della politica. Salvini invoca una ripartenza generale «in sicurezza». Fosse per lui, si potrebbe anticipare a lunedì. «Qua – ha detto dagli studi di RaiNews – si rischia una seconda strage, probabilmente numericamente anche più grave, che è quella sociale ed economica. Visto che i dati sono positivi io penso che,in sicurezza, prima si riparte meglio è». Le Regioni meno colpite, ha continuato, «possono fare cose anche più avanzate». L’importante, ha concluso, è «che nessuno possa o debba essere lasciato indietro». È quel che pensa anche Vito Crimi, reggente del M5S, che chiede al governo «uniformità». E dai microfoni di Uno Mattina dice: «A me non piacciono le riaperture a singhiozzo e questo meccanismo per cui i lombardi sono untori o portatori di virus».

 

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