Decreto Rilancio, la prima rivolta è dei balneari veneti. “Spiagge chiuse”

venerdì 15 maggio 16:49 - di Lucio Meo

Le regole dettate ai balneari sono di difficile attuazione e per certi aspetti anche un po’ pazze. Ecco perché, anche in Veneto, la protesta è dietro l’angolo. Ma anche il decreto Rilancio non piace.

“Una manovra largamente insoddisfacente per il turismo. A queste condizioni non ha senso aprire i nostri hotel, rischiando di lasciare a casa 12mila lavoratori”. E’ una bocciatura su tutti i fronti, quella di Alberto Maschio, coordinatore di Federalberghi Spiagge Venete e presidente Aja – Associazione Jesolana Albergatori, quella nei confronti della manovra annunciata dal Governo e che, nelle intenzioni, doveva dare una importante spinta alla ripresa di tutte le attività economiche del Paese.

“Una manovra che dovrebbe avere il peso di due finanziarie – ribadisce Maschio – ma che, per il nostro settore, concede ben poco. Il senso di insoddisfazione è pari, se non superiore, alle attese”.ù

Le tante critiche al decreto Rilancio

Tanti i punti sui quali prevale lo sconforto e la rabbia per le disattese. “Si fa un passo avanti, ma subito dopo due indietro. Sembra ti diano delle opportunità, ma poi scopri che ci sono una serie di paletti e di barriere che limitano o annullano le opportunità stesse. Facciamo degli esempi.

“In questo momento, in cui le imprese avrebbero bisogno di risorse immediatamente disponibili per sostenere i costi di sistemazione delle strutture ed apertura che saranno ovviamente maggiori rispetto al passato, con la totalità dei lavoratori stagionali ancora in attesa di conoscere il proprio destino, la manovra contiene misure basate ancora una volta sul meccanismo del credito di imposta. Ma se quest’anno non saremo messi nelle condizioni non ci saranno imposte da versare perché non ci sarà reddito e quindi le misure si sgonfiano inesorabilmente. Esempio lampante lo stesso buono vacanze, peraltro spendibile solo se saremo aperti, di fatto ci costringe ad anticiparne l’80 % del valore ottenendo l’ennesimo credito di imposta”.

Il problema dei lavoratori da pagare

“Altro tema molto sentito e preoccupante riguarda le responsabilità nei confronti dei dipendenti. “Con quanto è stato indicato, nel caso in cui il dipendente dovesse contrarre il Covid in albergo (cosa peraltro tutta da dimostrare), la responsabilità penale andrebbe a
carico del datore di lavoro. Capisco che i sindacati sono in campagna tesseramenti, ma questa norma è una follia: chiediamo di inserire nella manovra una sorta di scudo penale, per capirci come stanno chiedendo i medici delle squadre professionistiche di calcio. In questo momento abbiamo l’incombenza del rischio penale e non veniamo supportati nell’assunzione, con un sistema di decontribuzione che avevamo indicato nelle nostre proposte”, sottolinea.

Servono più risorse

“In questo momento – proseguono i balneari veneti – in cui le imprese avrebbero bisogno di risorse immediatamente disponibili per sostenere i costi di sistemazione delle strutture ed apertura che saranno ovviamente maggiori rispetto al passato, con la totalità dei lavoratori stagionali ancora in attesa di conoscere il proprio destino, la manovra contiene misure basate ancora una volta sul meccanismo del credito di imposta. Ma se quest’anno non saremo messi nelle condizioni non ci saranno imposte da versare perché non ci sarà reddito e quindi le misure si sgonfiano inesorabilmente. Esempio lampante lo stesso buono vacanze, peraltro spendibile solo se saremo aperti, di fatto ci costringe ad anticiparne l’80 % del valore ottenendo l’ennesimo credito di imposta”.

Il problema dei dipendenti da pagare

“Altro tema molto sentito e preoccupante riguarda le responsabilità nei confronti dei dipendenti. “Con quanto è stato indicato, nel caso in cui il dipendente dovesse contrarre il Covid in albergo (cosa peraltro tutta da dimostrare), la responsabilità penale andrebbe a carico del datore di lavoro. Capisco che i sindacati sono in campagna tesseramenti, ma questa norma è una follia: chiediamo di inserire nella manovra una sorta di scudo penale, per capirci come stanno chiedendo i medici delle squadre professionistiche di calcio. In questo momento abbiamo l’incombenza del rischio penale e non veniamo supportati nell’assunzione, con un sistema di decontribuzione che avevamo indicato nelle nostre proposte”, sottolinea.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Afdero 16 maggio 2020

    Mandiamo subito via questi loschi individui Messi li per rovinare l’Italia

  • fazio 15 maggio 2020

    il governo vi sta prendendo in giro non c’è una lira per voi imprenditori gli unici soldi veri saranno quelli si prenderanno in anticipo sul 2/1000.
    Io mi chiedo come è possibile che la gente versi il 2/1000 a questi incapaci loro lo sanno che che con il decreto rilancio tanti non faranno neanche la domanda perchè ci sono tanti cavilli burocratici che è meglio rinunciarci.

  • Emergenza Coronavirus

    In evidenza

    News dalla politica