Cura del plasma, l’obiettivo primario è salvare il maggior numero di vite possibile

sabato 9 maggio 8:50 - di Maurizio Gasparri
plasma

Il plasma degli ex pazienti Covid-19 può diventare l’elemento centrale di una nuova terapia salvavita. Di questo almeno sono convinti al San Matteo di Pavia e all’ospedale Poma di Mantova, i primi che hanno dato il via alla sperimentazione su 80 pazienti, con risultati soddisfacenti.

Plasma, tutti guariti i malati Covid-19

Sono infatti tutti guariti i malati Covid-19 ai quali in via sperimentale è stata somministrata la parte liquida del sangue dei guariti che hanno sviluppato gli anticorpi. Eppure, nonostante questi ottimi auspici e benché la cura con il plasma sia una tecnica vecchia di trent’anni, si registra una certa prudenza degli scienziati, se non una vera e propria reticenza.

L’eccessiva cautela di chi è contrario

Euforia da una parte, eccessiva cautela dall’altra. In effetti, ci sono alcuni ostacoli che vanno superati e che è bene chiarire prima di gridare “eureka”. Intanto, c’è bisogno di donatori. Quindi bisogna sensibilizzare moltissimo i guariti a donare sangue. Va poi anche detto che non tutti i guariti sono uguali. Quello che è utile è il plasma delle persone che hanno sviluppato gli anticorpi neutralizzanti il virus, che in generale stiano in buona salute e che non abbiano quindi altre patologie pregresse.

Il nodo dell’idoneità del plasma

L’idoneità del plasma è quindi un limite che rende questa terapia non facile da praticare a tappeto. Tuttavia, al di là di questi ostacoli oggettivi, nulla impedisce che la sperimentazione possa estendersi e intensificarsi. Se è vero, quindi, che ancora mancano evidenze scientifiche robuste che dimostrino l’efficacia della terapia con plasma iperimmune, resta il fatto che solo proseguendo la ricerca, in totale sicurezza, si possono poi consolidare i risultati.

Sostenere chi vuole procedere

In questo tempo di grave emergenza sanitaria, l’obiettivo primario deve essere quello di salvare il maggior numero di vite possibile. Chi vuole procedere con questa terapia va quindi sostenuto, non ostacolato. Nel rispetto dei giusti protocolli, e facendo appello alla generosa solidarietà di chi è già guarito.

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