Covid-19, “Stanno tutti bene”: il vaccino italo-britannico già testato su 510 volontari sani

martedì 5 maggio 15:11 - di Redazione
vaccino

Ha superato quota 500 il numero dei volontari sani che hanno ricevuto il vaccino anti Covid-19 della Irbm, la società con base a Pomezia che sta collaborando con lo Jenner Institute dell’Università di Oxford. Nessuno, allo stato attuale, ha “lamentato problemi”. “Queste persone risultano oggi in buona salute”, ha spiegato Piero Di Lorenzo, amministratore delegato di Irbm. Ieri, inoltre, risultati incoraggianti erano arrivati dalla Takis di Castel Romano, che ha in corso la sperimentazione in collaborazione con lo Spallanzani.

La fine della sperimentazione prevista a settembre

La sperimentazione in questo momento riguarda 1020 volontari sani. Metà ha avuto un placebo, all’altra metà il vero “candidato vaccino”. Presto però i numeri cambieranno. “A fine maggio si passerà a 6000 pazienti sotto test, di cui 3000 che riceveranno il candidato vaccino e 3000 un vaccino placebo. Non mi risulta che in questo momento ci siano altri prodotti in sperimentazione clinica su numeri così rilevanti”, ha spiegato all’Adnkronos Salute Di Lorenzo. “Possiamo vantare una sorta di presunzione di innocenza per quanto riguarda la tossicità grazie al fatto che un prodotto simile contro la Mers sviluppato dallo Jenner Institute era già stato testato sull’uomo, così come il vaccino Irbm contro Ebola. A fine settembre – ha sottolineato – attendiamo il responso della sperimentazione clinica. E, se tutto andrà bene, si aprirà la produzione su vasta scala coordinata da Astrazeneca“.

Poi sul vaccino la parola passa ai governi

La multinazionale inglese ha infatti annunciato pochi giorni fa un accordo con l’Università di Oxford per lo sviluppo e la distribuzione globale del potenziale vaccino allo studio presso l’ateneo britannico. “Da quel momento in poi – ha chiarito Di Lorenzo – data l’enorme aspettativa mondiale in relazione al vaccino contro Covid19, sarà compito dei governi decidere le gerarchie di distribuzione, che sicuramente privilegeranno le categorie fragili e più a rischio”.

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