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Braccianti, non solo migranti. Ci sono 20mila italiani pronti al lavoro nei campi

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  1. Marco23 ha detto:

    *l’assoluta assenza di investimenti.

  2. Marco23 ha detto:

    No, gli italiani non sono disposti a fare lavori pesanti per salari da fame; viceversa,
    lo straniero, abituato a livelli di vita decisamente più modesti, si presta docilmente ad una pratica di sfruttamento bestiale. Sarebbe opportuno indicare il rapporto esistente tra domanda di lavoro insoddisfatta e quota di disoccupati attualmente in cerca di un lavoro. Ci renderemmo conto che la domanda di lavoro è ben poca cosa rispetto alla moltitudine di persone in cerca di un’occupazione. E se sei in cerca di un lavoro dignitoso, farai fatica a trovarlo – come, ad esempio, nel settore agricolo – dove, il razzismo dei buoni può attingere da un bacino di disperati stranieri – ontologicamente sradicati – disposti a lavorare in condizioni miserabili. In sostanza si istituisce una guerra tra poveri che determina una pressione salariale al ribasso. Il problema non è il migrante in sé, ma il sistema, che celandosi dietro il consueto paravento etico-umanitario promuove l’invasione di migranti )o deportazione mascherata) al solo scopo di tenere in vita condizioni indegne di lavoro che finiscono per colpire indistintamente tutti: autoctoni e stranieri. Il problema è il neoliberismo, l’austerità imposta da una folle logica europea; l’assoluta di investimenti.

di Redazione - 11 Maggio 2020