Boss scarcerati, guai a criticare i giudici: per il Csm la “minaccia” diventi tu

sabato 9 maggio 13:14 - di Maurizio Gasparri
boss

Gli italiani chiusi in casa, i criminali liberi per strada. È quello che è successo, visto che centinaia di mafiosi sono stati scarcerati a causa della circolare dell’amministrazione penitenziaria che ha liberato oltre 300 boss e della quale tanti altri potrebbero beneficiare. Una circolare che certamente non nasce dal nulla, ma che deve aver risposto a precise direttive venute dal ministero della Giustizia.

Vietato criticare i giudici

Certamente le colpe più grandi le hanno i giudici di sorveglianza, che hanno poi deciso la scarcerazione compiendo scelte a dir poco dissennate. Presso il Csm è stata aperta una pratica a tutela di alcuni magistrati che io ho criticato ferocemente perché ne contestavo le decisioni incredibili e sbagliate. Il Csm, del quale peraltro fa parte quel Di Matteo che ha gettato ombre inquietanti sul ministro della Giustizia, li difende e se la prende, invece, con chi avanza critiche fondate. E allora, aspettiamoci altre decisioni tanto generose quanto vergognose. Come quelle che ha preso chi ha mandato a casa boss che hanno commesso omicidi efferati, oppure chi scioglieva nell’acido i bambini.

Trai boss potrebbero scarcerare anche Brusca

Tra i possibili beneficiari potrebbe esserci perfino uno come Brusca, che potrebbe essere magari portato in una piazza a tenere comizi su come ci si comporta nella vita. Ma dove siamo arrivati? L’Italia è diventato uno Stato che sotto la guida dei grillini ha ribaltato i criteri di valutazione. Si vantano di leggi antimafia, ma quali? Quelle che hanno confuso il diritto? L’inasprimento del 41 bis, il carcere duro, lo si deve solo ai governi di centrodestra guidati da Berlusconi, così come le norme più severe per la confisca dei patrimoni mafiosi. I grillini hanno fatto solo confusione abolendo la prescrizione e nominando dirigenti che hanno favorito le scarcerazioni facili di questi giorni. La mozione di sfiducia verso Bonafede, presentata da tutto il centrodestra, è un atto di giustizia e di verità, e dovrà trovare il Parlamento attento e sensibile.

Da Renzi solo sceneggiate

A votarla dovrebbe essere per primo Renzi, che aveva già mesi fa annunciato una analoga iniziativa contro il ministro. Ma di Renzi non c’è ovviamente da fidarsi. Minaccia di votare la sfiducia, ma gli basterà avere la promessa di qualche amministratore delegato o sottosegretario in più per rimettere i remi in barca. Il personaggio è quello che è: grande scena, bei discorsi, ma la sostanza è quella che gli italiani hanno saputo valutare portandolo dal 40% ai tempi della sua guida del Pd, al 2% scarso che oggi racimolerebbe con il suo partitino. Intanto, grazie ai grillini, i mafiosi sono stati scarcerati e i cittadini onesti sono ancora in semi libertà in casa. E se Renzi non muoverà un dito, questo scandalo sarà anche colpa sua.

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