Bologna, «con noi in piazza 200 cittadini “veri”. E abbiamo dimostrato di saper rispettare le regole»

4 Mag 2020 10:25 - di Massimiliano Mazzanti
Bologna

Riceviamo da Massimiliano Mazzanti e volentieri pubblichiamo

Caro direttore,

Sabato 2 maggio, a Bologna, è successo qualcosa di ben diverso e di ben più importante di un flash-mob. È successo che un gruppo di cittadini, che ho avuto l’onore di coordinare insieme a quattro amici, hanno chiesto e ottenuto dopo una seria trattativa con la Questura l’autorizzazione a contestare il “dpcm 26 aprile” nonostante ciò che quello stesso “dpcm” prevedeva in termini di divieto di “ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici o privati”.

In termini giuridici, la Questura ha dovuto prendere atto di quanto si era scritto nella richiesta consegnata: non si poteva – né noi avremmo accettato – un diniego a contestare un atto legislativo sulla base di ciò che impone lo stesso atto che s’intende contestare. In sostanza, abbiamo chiesto che si ristabilisse formalmente la democrazia, a Bologna, e lo abbiamo ottenuto. Non solo. Il questore, sulla base del “decreto Conte”, aveva imposto – questo era nelle sue prerogative – di non portare in piazza Maggiore più di venti persone. Pur fidandosi delle nostre capacità di gestione della piazza, secondo la Polizia questo era il numero massimo di manifestanti che saremmo riusciti “a gestire”, cioè, a fare in modo che restassero tutti almeno a un metro di distanza l’uno dall’altro e che indossassero le mascherine.

Una manifestazione per rivendicare i diritti costituzionali mal si sarebbe sposata con un palese atto di “disobbedienza civile”. Pertanto, pur avendo anticipato che non saremmo stati in grado di limitare la partecipazione a così poche persone e avendo ottenuta la garanzia su un minimo di ragionevole elasticità da parte dei responsabili dell’ordine pubblico, gli organizzatori hanno pubblicamente e lealmente diffuso in ogni dove il messaggio di non venire sul Crescentone sabato mattina. Erano state selezionate 30 persone, oltre i relatori, che avrebbero dovuto esserci a rappresentare tutti gli altri bolognesi. Ciò nonostante, come è palese dalla foto, sono stati oltre 200, oltre dieci volte il limite, quelli che sono scesi in piazza.

E noi abbiamo dimostrato che era possibile gestire al meglio la situazione e chi comandava l’ordine pubblico ha ritenuto che, riuscendo noi comunque a far rispettare le regole del distanziamento a tante persone, la manifestazione potesse svolgersi senza ulteriori problemi. Tutto questo per dimostrare cosa? Non solo che c’è un ampia fascia di opinione pubblica che non ne può più della demagogia della paura – cosa diversa dalla pericolosità del Covid-19 -, ma sopra a tutto che manifestare si può. E si deve. È stato un appello al governo affinché la smetta di trattare gli italiani da adolescenti idioti. È stato anche un appello ai partiti che dissentono dall’azione di Conte affinché torni tempestivamente a svolgere il suo ruolo tra la gente. Tra quella maggioranza di italiani che, non ostante il palese tentativo di condizionarne l’opinione tramite la “narrazione del virus”, sono ancora ostili a chi ci governa. Se cinque semplici cittadini – ché questo siamo noi che abbiamo realizzato questa piccola impresa hanno riaperto finalmente la porta del metodo democratico ancora in costanza della “fase 1”, sarebbe splendido che i partiti che ci rappresentano in tutto o in parte l’attraversassero, ora che siamo tutti nella “fase 2”. Perché cominci prima possibile la “fase 3”: quella della paura alle spalle.

Commenti

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  • Irene Ricci 4 Maggio 2020

    Hai descritto alla perfezione lo spirito che ci ha spinto a dire basta! con lo spargimento della paura, del sospetto e del senso di colpa, che questo governo inadempiente, inadeguato e inefficiente distribuisce a piene mani.