A 20 chilometri da Como senza mascherine e senza paura: ecco i video da Lugano

sabato 16 maggio 13:14 - di Carlo Marini

Due video registrati il 14 e il 15 maggio a Lugano, stanno spopolando sui Social. Li ha registrato un cittadino italiano, indignato per la gestione del coronavirus da parte del governo Conte. Ne ha dovuti girare due, perché il primo era stato bollato come “fake news” dai supporter del governo rossogiallo. 

Due video da Lugano: il 14 e il 15 maggio

Le immagini dal Ticino, a 24 chilometri da Como, colpiscono per la differenza con le nostre strade. Gente al bar, persone in bicicletta, amici che passeggiano serenemente. Tutti senza mascherina. I pochi inquadrati ad avere il Dpi sono gli inservienti dei locali pubblici. Il video di Lugano è introdotto dalla prima pagina del Corriere del Ticino. L’autore spiega di averlo fatto per documentare con certezza che le immagini fossero genuine. Qualcuno, infatti, sui Social aveva ipotizzato che il suo filmato del 14 maggio fosse vecchio, pre-coronavirus.

Ma come stanno andando le cose in Svizzera? Centinaia di oppositori alle restrizioni imposte alle libertà individuali in seguito alla crisi sanitaria del coronavirus sono scesi in piazza la settimana scorsa. A Berna, a Zurigo, a San Gallo ma anche in altre città elvetiche, molti anziani, famiglie e bambini hanno manifestato per chiedere maggiore libertà individuale.

Due giorni dopo il governo è corso ai ripari e ha aperto praticamente tutto. Le scuole di ogni ordine e grado hanno riaperto  l’11 maggio. La Svizzera ha avuto un’incidenza molto alta di contagi (in valori assoluti sono trentamila su una popolazione di 8,5 milioni), ma la sanità ha retto molto bene. Finora sono stati registrati oltre milleottocento morti. Secondo un esperto svizzero, il lockdown ha limitato il numero di morti in maniera molto ridotta. La quarantena avrebbe prodotto, infatti, più danni che vantggi.

Commenti

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  • Lollo68 16 maggio 2020

    Devo specificare che le scuole superiori sono ancora chiuse fino all’8.6.20. Lo sport è limitato a gruppi di 5 che devono tenere la distanza sociale. I cantoni che sono stati più colpiti dal virus sono quelli dove lavorano tanti frontalieri come il Ticino. La metà dei morti è avvenuta nelle case anziani.

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