Valentino ricorda Rebecchini e Caruso: “Il garbo e la tenacia di due gentiluomini insostituibili”

venerdì 3 aprile 16:45 - di Antonella Ambrosioni
Valentino

“Giornate di lutto per il mondo della Destra politica Italiana. Due protagonisti della sua storia più recente se ne sono andati per sempre. Gaetano Rebecchini ed Antonio Caruso“. Il presidente della Fondazione Alleanza Nazionale, Giuseppe Valentino, ama ricordare di entrambi l’amicizia, le battaglie comuni, la caratura umana prima ancora che politica di queste due figure insostituibili.

Giuseppe Valentino, cosa rimpiange dell’uomo Gaetano Rebecchini?

Il garbo e l’eleganza. Mi piace ricordare, fra i tanti, un incontro avuto con lui  un paio di anni fa in casa di amici. Ricordo una lunga conversazione sulle vicende che il nostro mondo stava attraversando in quel periodo. Mi colpì il garbo con il quale riusciva a trattare un tema che aveva acceso gli animi e creato contrapposizione molto marcate. Pur dichiarandosi deluso dalla frattura che si era creata al nostro interno, lamentandone il pregiudizio che avrebbe fatalmente determinato, riusciva con grande eleganza ad esprimere la sua criticità senza attribuire specifiche responsabilità”.
“Si doleva per ciò che era accaduto, per le grandi opportunità che, inevitabilmente, si stavano perdendo ma senza esprimere alcun giudizio sugli uomini. E quando cercavo di coinvolgerlo nelle valutazioni di talune condotte che, a mio avviso, si erano caratterizzate per incoerenza rispetto al momento che stavamo attraversando, allargava le braccia rispondendo che l’area vasta che la Destra politica rappresentava in Italia, prima o poi, sarebbe riuscita a recuperare le postazioni che apparivano, in ragione del clima che allora si viveva, alquanto traballanti. Un gentiluomo”!

Quale è stato il contributo maggiore dato da Rebecchini alla storia  politica della Destra ?

“Protagonista della nascita di AN, convinto della grande sintonia che il Partito avesse con l’opinione pubblica italiana, impegnò tutte le sue risorse culturali e relazionali perché  questa sintonia si traducesse anche in consenso elettorale.
Tutto ciò senza mai reclamare candidature o funzioni che potessero far emergere, oltre il sedime degli “addetti ai lavori”, quale fosse il suo ruolo reale e talvolta determinate nella vita di AN”.

Dava senza nulla chiedere?

Amava la politica alta e nobile e si comportava di conseguenza. Ricordo il rispetto profondo che Pinuccio Tatarella nutriva nei suoi confronti, ammirandone la passione politica ed il rigore con cui viveva questa sua passione. La Destra politica deve essergli profondamente grata. Quando si sarà conclusa questa drammatica stagione che l’Italia ed il mondo stanno vivendo, Gaetano Rebecchini sarà ricordato dalla Fondazione Alleanza Nazionale con il rispetto, la solennità e la gratitudine che si deve ad una personalità che tanto ha contribuito alla modernizzazione della Destra politica Italiana.

Anche Antonio Caruso ci ha lasciato improvvisamente. Lei quando è stato sottosegretario alla Giustizia ha avuto modo di combattere assieme a lui grandi battaglie: ce le ricorda?

“Di lui restano numerosi ricordi per il ruolo di primo piano svolto nel Parlamento e per quello generoso e competente nella Fondazione di AN. E’ stato uno straordinario Parlamentare: serio, rigoroso, sempre propositivo ed alieno dalle sterili conflittualità che talvolta caratterizzano la vita politica. Era un avvocato di grande talento. Per tutti i suoi mandati parlamentari fu protagonista della politica sulla giustizia adottata da AN”.
“Sempre membro della Commissione Giustizia, ne fu Presidente nella quattordicesima legislatura, durante i Governi Berlusconi secondo e terzo.
Cinque anni di impegno assoluto che vide particolarmente intensa la nostra collaborazione. I nostri incontri erano frequentissimi per scambiarci opinioni su un tema che, in quel periodo, era sottoposto a particolare attenzione”.

La battaglia politica era particolarmente dura in quegli anni sul fronte Giustizia: Antonio Caruso con quali “armi” si batteva nell’agone politico?  

Con l’onestà intellettuale. Le opposizioni temendo che si potessero realizzare soluzioni legislative che incidessero favorevolmente sulle vicende giudiziarie di Berlusconi, adottavano nei nostri confronti una sorta di monitoraggio permanente. Vedendo in ogni innovazione utile a rendere più efficiente e moderna la macchina della giustizia tentativi tesi a favorire comunque le esigenze giudiziarie del Presidente del Consiglio”.
Altri erano gli intenti. Antonio Caruso, brillantissimo operatore della Giustizia sapeva bene come e cosa si dovesse innovare per snellire strutture antiche ed a volte non in linea con le esigenze dei tempi, preservandone, però, i principi.
E sui principi Antonio Caruso no derogava. Non ha mai utilizzato il suo sapere giuridico e la sua intelligenza per consentire “scappatoie” di sorta. La sua onestà intellettuale non l’avrebbe consentito”.

Antonio Caruso è stato anche il principale estensore dello Statuto della Fondazione di AN: con quale spirito?

E’ riuscito a trovare una sintesi mirabile fra la tutela di una storia antica ed il ruolo autonomo della Politica che il nuovo soggetto giuridico doveva svolgere, secondo le determinazioni dell’ultimo congresso di AN. E sulla scorta dei suoi insegnamenti La Fondazione va avanti”.

Cosa le mancherà di più di Antonio Caruso?

“La sua capacità di sintesi, la proposta acuta con cui risolveva annosi problemi. La sua lealtà e la sua amicizia. Anche il suo carattere: talvolta ombroso quando riteneva d’aver ragione, nonostante le sue ragioni si fossero infrante contro la legge inesorabile dei numeri che gratificava le maggioranze con proposte diverse.
E proprio in queste occasioni mostrava l’aspetto migliore del suo temperamento: la tenacia. Finché la sua proposta non conseguiva un apprezzamento sia pur minimo non mollava la presa. Era convinto che anche un riconoscimento marginale potesse offrire lo spunto per ribaltare, sia pure in futuro, uno stato di cose che riteneva inutile o addirittura ingiusto. Altrettanto disponibile era a cambiare opinione quando si convinceva che le idee che gli venivano contrapposte fossero meritevoli di rispetto e considerazione. Un uomo onesto e coerente.
Questo è il ricordo che manterrò per sempre di Antonio Caruso.

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