Tremonti rivela la vera storia del Mes: fu pensato per futuri eurobond, poi venne Monti…

14 Apr 2020 15:14 - di Tito Flavi

L’Unione europea s’è impantanata sulla questione Mes. Il coronavirus ha tolto la maschera  ai paesi del Nord e rivelato che la solidarietà “europea” è una grande balla. Il fondo che dovrebbe “salvare” gli Stati è in realtà un sistema per decretare il commissariamento di quelli in difficoltà. Ma perché l’Italia rischia così grosso? La prima risposta è questa: senza la complicità delle classi dirigenti nazionali (da Monti a Conte) non  saremo arrivati a questo punto. Vale la pena ricordare che il Mes fu istituiti con un trattato del 2012. E che vi furono coinvolti due governi: quello di Berlusconi prima e di Monti poi.

Tremonti: «Ecco qual era il nostro programma sul Mes»

Giulio Tremonti, ministro dell’Economia fino al 2011, ricostruisce la storia di quel trattato in un articolo uscito oggi su Milano Finanza. «Nel corso della prima parte dei 2011 -scrive Tremonti- , il nostro programma era mirato all’obiettivo finale degli eurobond. Nella prima fase ci siamo concentrati sulla costituzione del fondo europeo (che poi sarebbe stato chiamato Mes). Fase 2: lancio dei titoli di Stato europei. È in questa logica sequenziale che nel luglio 2011 si arrivò alla prima firma su questo meccanismo. In Europa dall’Eurogruppo-Ecofin al Parlamento europeo, da Junker a Gualtieri, tutti sapevano che il nostro piano partiva dal Mes, ma per arrivare agli eurobond».

«Per noi il Mes senza gli eurobond non avrebbe avuto senso. Per contro, per gli eurobond il Mes era necessario.  A quell’altezza di tempo non ci erano note ancora le manovre, da ultimo rivelate dal professor Monti, manovre che a partire dal 5 agosto 2011, da quella che lo stesso Monti chiama la lettera Trichet-Draghi’, avrebbero portato alla ‘chiamata dello straniero’ venuto in Italia in novembre, naturalmente ‘nel nostro interesse’. Di conseguenza il Mes, che era ancora privo di efficacia, diventa efficace e definitivo con la firma del presidente Monti nel febbraio 2012, ma, piccolo dettaglio, dopo che è stata affossata la funzione per cui era nato: lanciare gli eurobond».

La “maledizione greca” sul Mes

Poi con la Grecia, argomenta Tremonti, il Mes ha rivelato una funzione autonoma, totalmente diversa da quella per cui era stato costituito: non come base per lanciare gli eurobond, ma strumento europeo per la riscossione-estorsione ad Atene dei crediti qui vantati dalle banche tedesche e francesi. E in questi termini che, con la complicità italiana del governo Monti e con la furia finanziaria dei “creditori” franco-tedeschi, il meccanismo europeo di stabilità si trasforma nello strumento che ha straziato la Grecia.

«Non per caso, colpito da questo “stigma”, da questa maledizione greca, il Mes è rimasto nell’ombra per cinque anni, per essere infine, nell’autunno scorso, riproposto in Europa di nuovo, tanto per cambiare, come salva-banche”. Tutto questo orrore è ben diverso dal progetto degli eurobond. “Questa – scandisce Tremonti – è la verità sul passato. Quella degli eurobond è ancora oggi la speranza per il futuro”.

Vale la pena aggiungere, a questo punto, secondo quanto ricostruisce Federico Giuliani su il Giornale, che «la relazione che accompagna il disegno di legge per la ratifica del Mes è stata presentata in Senato il 3 aprile 2012».  Ed è  «stata firmata da Monti, Terzi e Moavero e parla chiarissimo: “Il Trattato che istituisce un Meccanismo europeo di stabilità è stato sottoscritto dai 17 Paesi dell’eurozona il 2 febbraio 2012, in una nuova versione che supera quella sottoscritta l’11 luglio 2011”. Ricordiamo che a partire dal novembre 2011 c’era in carica Mario Monti nelle doppie vesti di presidente del Consiglio e ministro dell’Economia». «Il testo varato dall’Ecofin l’11 luglio 2011, cioè quello firmato da Tremonti, non è “stato avviato a ratifica in nessun Paese dell’eurozona” dal momento che la nuova stesura amplia “sia l’ ammontare massimo di risorse disponibili, sia la tipologia delle operazioni consentite dal Fondo salvastati”.In altre parole esistono due diversi trattati sul Mes. Uno firmato da Tremonti nel 2011 ma mai entrato in vigore; uno, quello valido oggi, ratificato e firmato da Monti nel 2012».

Perché fu cambiato il Mes

Ma, al di là delle manovre di Monti e degli eurocrati, perché fu  cambiato il Mes? La vicenda è così ricostruita su Qui finanza dell’11 aprile. «Qualcuno ricorda di aver sentito nominare i PIGS? Erano Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna, cui solo in un secondo momento si aggiunse l’Italia, trasformando la sigla in PIIGS. Molti di questi Paesi avevano già chiesto prestiti precedentemente alla comunità economica internazionale, senza cambiare nulla, arrivando dopo qualche mese a chiedere nuovi prestiti e nuovi aiuti. La speculazione era all’attacco e non risparmiava nessuno: i mercati finanziari fibrillavano, preda di una volatilità mai vista, gli Spread salivano incessantemente».

«La crisi del debito in Europa era entrata nel vivo ed i leader europei decisero quindi di trovare uno strumento che facesse da scudo contro la speculazione, rassicurando i mercati con risorse certe e disponibili per gli Stati membri. Nacque dapprima uno strumento temporaneo, l’Esf – European Financial Stability Facility, dotato di risorse limitate; in seguito venne alla luce anche l’Esm o Fondo salva-Stati, un meccanismo “permanente”, dotato di risorse adeguate, concepito a fine 2010 e venuto formalmente alla luce nel marzo 2011. Il suo scopo era consentire agli Stati membri di accedervi in caso di difficoltà».

È a quel punto che, approfittando della debolezza dell’Italia e di altri paesi dal debito elevato, i “nordici” lanciano l’affondo. I prestiti vanno sottoposti a forti “condizionalità”. La scusa è che «gli aiuti precedenti erano stati concessi quasi a fondo perduto, senza risanare le fragilità del Paese entrato in crisi». Ma lo scopo vero è quello di sottoporre i paesi debitori alla dipendenza perpetua dei poteri finanziari»

Subiti dopo arrivò l’obbrobrio del  pareggio di bilancio in Costituzione. «Si era già nell’era del governo Monti, quando per la prima volta si parlò di regole di bilancio più rigide, di una revisione dei Trattati istitutivi dell’Unione Europea e di unione fiscale ed eurobond».

Gli eurobond non sono arrivati. E noi ci siamo inguaiati.

 

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