Salgono a 139 i medici morti di Covid-19: l’ultima vittima ad Altamura

20 Apr 2020 18:10 - di Penelope Corrado

È salito a 139 il tragico bilancio dei medici morti finora per il coronavirus. L’ultima vittima è pugliese. Antonio Lerose, 65 anni. “Il dottor Lerose era il punto di riferimento dell’ambulatorio di Otorinolaringoiatra di Altamura – fanno sapere i suoi colleghi in una nota – dove lavorava da 30 anni. Un medico sempre disponibile e gentile. Assisteva i suoi pazienti senza mai tirarsi indietro.

Medici morti, una strage senza fine

”Per porre fine a questa strage urge tutelare l’integrità psicofisica di chi lavora nella Sanità. Servono i dispositivi di protezione ma anche tamponi di routine eseguiti ogni settimana su tutti gli operatori sanitari per tutelare loro e gli stessi pazienti”. Lo dice Filippo Anelli, presidente nazionale dell’Ordine dei Medici. ”Esprimo il mio profondo cordoglio alla famiglia e ai colleghi. Una strage che sembra non avere fine. Mentre in Regioni come il Veneto vengono eseguiti una media di 20mila tamponi al giorno, la Puglia si ferma a duemila”, fa notare Anelli.

La protesta di Anelli: “Vanno fatti più tamponi”

“Eppure i dati ci dicono che il virus sta circolando. secondo quelli diffusi ieri dalla Regione, il 33,4% dei tamponi positivi in Puglia sono relativi a soggetti asintomatici. Per intercettare quel terzo di positivi che rischia di diffondere inconsapevolmente l’epidemia – continua Anelli, che è anche presidente dell’Ordine dei medici di Bari – serve allargare la platea dei test. Come si è fatto per esempio in Veneto. In quella Regione, gli screening a tappeto stanno dando ottimi risultati di contenimento”.

“Uno screening che tutela medici e pazienti”

“Se invece le strutture pubbliche hanno capacità limitate in questo momento, che si autorizzino i laboratori privati in grado di eseguire i tamponi a farli”. Ovviamente, “con l’obbligo di comunicare i risultati al centro di coordinamento regionale. La sicurezza dei lavoratori e dei cittadini che si affidano alle cure degli operatori sanitari sono diritti costituzionalmente garantiti. Devono essere, quindi, tutelati dal Servizio sanitario regionale. Non si tratta di una concessione, ma di una pretesa in nome della nostra Carta Costituzionale su cui gli amministratori hanno giurato fedeltà nell’adempimento del loro mandato”, conclude.

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