“Io, medico di 70 anni pensionato, sono andato volontario nella trincea di Piacenza”

21 Apr 2020 19:00 - di Antonio Pannullo
medico a piacenza

Medico in trincea. Giovanni de Francisci è un anestesista di 70 anni, in pensione ormai da 5. Ha lavorato al Policlinico Gemelli di Roma, una delle eccellenze della Capitale. Lui è tra gli ottomila che a marzo hanno risposto all’appello della Protezione civile che cercava medici volontari da inviare nelle zone più colpite dal coronavirus. Moglie e tre figli, ma questo non gli ha impedito di rispondere “presente” alla chiamata.

Il medico: “Sì, ho risposto all’appello della nazione”

“Sì, non ho esitato un momento a rispondere all’appello della nazione – dice il dottor de Francisci -. Ho un alto senso dello Stato e della solidarietà, pertanto ho ritenuto un dovere fare la mia parte, anche se sono in pensione. Pensavo di dover e poter fornire un contributo, certo di avere ancora qualcosa da dare, e così infatti è stato”.

Tampone sia all’andata sia al ritorno

E così, in brevissimo tempo, due giorni, è stato selezionato ed è partito. Anzi, prima di partire, ha trascorso una notte in una caserma di Roma dove gli hanno fatto un tampone per accertare che non fosse infetto. Poiché non lo era, da Pratica di Mare è stato portato con un aereo della Guardia di Finanza all’aeroporto di Orio al Serio. Lì il gruppo dei medici, erano circa 40, è stato smistato parte per la Lombardia e parte per l’Emilia Romagna. Giovanni, indifferente alla destinazione, è andato a Piacenza. “Siamo stati alloggiati in un ottimo albergo, l’hotel Euro, il cui personale devo ringraziare per la grande cortesia e professionalità. Anzi, spero che passata l’emergenza, riprenda la sua ospitalità, interrotta dalle presenti circostanze avverse”, augura de Francisci.

Ospedale e visite domiciliari

“Poi siamo andati subito all’ospedale. Essendo io un anestesista, dapprima sono stato destinato all’emergenza e poi alla rianimazione, ma i reparti erano ben organizzati e quindi non c’era bisogno di ulteriore aiuto. Così abbiamo accettato di entrare nel gruppo dei medici domiciliari. I coordinatori di queste squadre sono il dottor Gaetano Cosentino e la dottoressa Annamaria Andena. Molti ammalati infatti sono confinati in casa, insieme alle loro famiglie”. Prosegue il medico: “Ero affiancato con una radiologa, Paola Puppo, con la quale abbiamo subito collaborato in maniera veramente ottima, date le nostre rispettive competenze. In tre casi abbiamo chiesto e ottenuto l’ossigeno per alcuni malati piuttosto critici e in caso abbiamo chiesto e ottenuto il ricovero”.

Quanto alle precauzioni, i dottori erano equipaggiati con mascherine, tute, guanti, disinfettanti e quant’altro. Tutti hanno seguito le più rigorose norme di cautela, eppure nonostante questo due dei medici volontari hanno contratto il virus.

Il medico: “Ho visto una Piacenza spettrale”

“La città di Piacenza era spettrale, con pochissima gente in giro. La giornata era stressante anche emotivamente. Queste famiglie ci accoglievano benissimo, e certo erano coscienti di rischiare il contagio, ammesso che già non lo fossero. Addirittura qualcuno di loro ci ha anche chiesto il nostro onorario, alla fine, che ovviamente abbiamo sempre rifiutato spiegando che le prestazioni erano gratuite.”

Ringraziamento ai vigili del fuoco piacentini

Ma alla fine della giornata c’era una nota positiva, racconta de Francisci. La sera infatti i medici destinati all’ospedale di Piacenza erano ospiti a cena dalla locale caserma dei Vigili del Fuoco, con i quali si passavano ore spensierate dopo giornate difficili. “Sì, i vigili del fuoco sono compagni eccezionali, si sono fatti in quattro per noi, abbiamo trascorso ore bellissime alla loro tavola e in loro compagnia. Tra l’altro c’erano due cuochi bravissimi: un ragazzo italiano e una ragazza messicana. Li ringrazio tutti ancora, ci hanno aiutati con la loro forza d’animo a compiere il nostro non sempre facile compito”.

“Se posso ci tornerò. C’è sempre bisogno di un medico”

Il dottor de Francisci ha trascorso 21 giorni a Piacenza, durante i quali, anche se ha una grande esperienza, ha certamente imparato qualcosa. La solidarietà dei colleghi, l’umanità dei vigili del fuoco, la gentilezza del personale dell’albergo che ha anche messo loro a disposizione un pulmino per i loro spostamenti, la gratitudine degli ammalati. “Mi è dispiaciuto dover andare via. Alla fine, come all’inizio, ci hanno fatto un tampone per assicurarsi che stessimo bene”. Alla domanda se pensa di ripetere l’esperienza, risponde senza esitazione: “C’è sempre bisogno di un medico. Tornerò presto alla carica”.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

  • Franco 29 Aprile 2020

    Ciao “anestesiologo” io pure mi ero offerto ma non mi hanno scelto ne nella protezione civile ne al Gemelli forse perché io ero “chirurgico”. Comunque sei sempre un GRANDE

  • Gian Paolo Littarru 23 Aprile 2020

    Come collega e amico di lunga data apprezzo il tuo senso del dovere
    Gian Paolo

  • Marino Carbonari 22 Aprile 2020

    Giovanni non avevo dubbi conoscendoti sei una grande e brava persona, anzi una grande coppia tua moglie nn è di meno, e anche non conoscendo i figli saranno anche loro uguali!!
    In bocca al lupo per il ritorno alla normalità
    Grazie per quello che ai fatto
    Marino Carbonari

  • Valter 22 Aprile 2020

    Grande Giovanni…..sei sempre una splendida Persona….spero presto possiamo incontrarci per un Coffee ed UN ABBRACCIO!!!!

  • rino 21 Aprile 2020

    Encomiabile, ma secondo gli esperti doveva essere confinato in casa, “per essere tutelato”.
    Ha fatto appena in tempo a uscire, anche per il bene dei malati.

  • SUGERITI DA TABOOLA