E’ morto Piero Gratton. Grafico geniale. Pioniere mai stanco. A lui si deve il “mitico” Lupetto della Roma

sabato 4 aprile 17:19 - di Gloria Sabatini

E’ morto Piero Gratton. Classe 39. Designer apprezzato. Grafico geniale. Regista e infaticabile pioniere. Chilometri e chilometri macinati in giro per il mondo. A fare foto, a rubare attimi, a documentare. Con il suo amico di sempre Piero Angela. Per tutti Piero Gratton, però, è il papà del lupetto romanista. A lui si deve il popolarissimo logo della squadra della Capitale utilizzato dalla società dal 1978. Il lupetto stilizzato con l’occhio rosso che ha accompagnato la stagione d’oro di Liedholm. Ed è rimasto per sempre nel cuore dei giallorossi. Ma disegnò anche l’aquila stilizzata della Lazio. E più tardi il Galletto del Bari.

Piero Gratton, non solo il padre del Lupetto

Il primo a darne l’annuncio è il figlio Michelangelo. Fotografo di razza, regista di docufilm da statuetta, con un post laconico su Facebook. “Ciao papà…”. Qualche giorno fa aveva sostituito l’immagine di copertina del profilo. Per mettere una foto spensierata del papà accanto alla bionda e bellissima mamma. Da giovani. Uno scatto degli anni ’60. Sul papà Michelangelo ha realizzato un docufilm dal titolo “Mio padre”. Un réportage della sua vita avventurosa, a ogni latitudine del mondo.

La Roma a lutto: oggi è un giorno triste

Poco dopo è stata proprio la Roma a comunicare la notizia ai supporter attraverso il profilo Twitter: “Oggi è un giorno triste per tutti i romanisti: ci ha lasciato Piero Gratton, papà del Lupetto. E autore di pagine di storia legate alla nostra identità. Piero avrà sempre un posto speciale nel cuore di tutti noi”. In un delizioso fuori-onda pubblicato su Twitter da Roma tv Gratton si diverte a raccontare come si disegna il lupetto. “Partire sempre dall’orecchio sinistro…”, diceva. “E’ importante. Come per Topolino. Che è fatto solo di cerchi, le orecchie, il muso… Dovendo poi fare un’animazione complicata veniva facile per la scomposizione dei movimenti”. Irresistibile accento romano. Voci di corridoio dicono che la Roma omaggerà il lupetto con le maglie del prossimo anno.

Un vita avventurosa tra sogni e ironia

Nato a Milano, studiò al liceo artistico di via Ripetta di Roma. Lì si fece le ossa. E imparò a usare la matita. Ottima scuola. Ottimo allievo. Gratton è stato per 25 anni responsabile del gruppo di grafica dei servizi giornalistici del Tg2. Suo il logo di Tribuna politica e di Tribuna elettorale dal 1987 al 1991. Tra i suoi lavori anche il logo di Euro ’80 e quello della Uefa. Poi tante iniziative editoriali per aziende di prestigio. Negli ultimi tempi svolgeva la sua professione di graphic designer nella società Rpmg di suo figlio Michelangelo. Proprietaria del brand Ability Channel, la web tv sulla disabilità. Per il quale ha ideato e disegnato il marchio e la mascotte “Oscar”. Con Ability Channel ha visto la luce il docufilm su Carlo Calcagni. Il colonnello del Ruolo d’onore dell’esercito italiano che da anni  combatte a testa alta contro una rarissima malattia. Contratta per essere stato contaminato da metalli pesanti durante una missione nei Balcani nel 1996.

Il ricordo della moglie: un cuore grande!

Non si contano le collaborazioni e le creazioni di loghi sportivi, dal calcio al nuoto, dal ciclismo alla ginnastica artistica. Ironia sorniona, quella delle persone intelligenti. E umili. Cultura enciclopedica. Ad ascoltarlo ti ammaliava. “Nonostante la sua malattia… fino alla fine, con la sua imponenza ed intraprendenza. è stato un grande. Un vero bellicoso”, così lo ricorda la moglie. “Nei momenti vigili. Sempre pronto, con il suo buffo sorriso, alla battuta. E l’ironia era ciò che lo contraddistingueva Insieme alla sua grande umiltà. Oggi il tg2 ci farà questo bel pensiero ricordandolo. Ricordando le sue vittorie, il suo amore spasmodico per la Roma. E per tutte le sue imprese fatte con la gioia e la speranza nel cuore. Un cuore grande!”.

Quello che pochi conoscono è la sua poderosa collezione di strumenti musicali di tutto il mondo. Raccolti in decenni di viaggi. La burocrazia italiana rese impossibile, per ora, la donazione a qualche ente. Come Piero Gratton avrebbe voluto.

 

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