Dall’anno zero della destra italiana alla sua rinascita

sabato 11 aprile 17:51 - di Fabrizio Tatarella

“Ora questa non è la fine. Non è nemmeno l’inizio della fine. Ma è, forse, la fine dell’inizio,” affermava Sir Winston Churchil riferendosi alla battaglia di El Alamein

Le elezioni politiche del 2013 passeranno alla storia come l’anno zero della destra italiana. L’annus horribilis della destra ha avuto il suo “inizio della fine” con alcuni antefatti incontrovertibili ed inconfutabili.

Nel 2009 con lo scioglimento della moderna destra di governo di Alleanza nazionale e la contestuale confluenza nel Pdl, la destra vedeva interrompersi bruscamente un percorso importante per vivere una complicata questione identitaria, resa ancora più forte dalla successiva crisi nei rapporti tra Berlusconi e Fini che portò, nel 2011, alla rottura finiana con la dolorosa scissione a destra e l’inizio della infinita diaspora durata troppo tempo.

A quelle elezioni arrivammo divisi in più formazioni politiche tra chi decise di seguire lo storico leader della destra Fini, più per affetto per la verità che per convinzione, con Futuro e Libertà, chi rivendicava di essere stato, come La Destra di Storace, coerentemente fuori dal Pdl, chi nella da poco nata Fratelli d’Italia, la sola che vinse la lotteria dei partiti sotto il 2% che avevano diritto ad avere una sparuta rappresentanza parlamentare, e chi decise di rimanere legittimamente nel Pdl.

Rapporti umani lacerati, personalismi, rancori, dispetti, una cavalcata nel deserto senza fine e senza più Fini, un leader che, nel bene e nel male, ha segnato gli ultimi anni della destra italiana.

Oggi sono passati sette lunghi anni da quella diaspora e in un contesto come quello attuale sarebbe stupido ed inutile esercizio retorico continuare a litigare e dividersi.

Nella fase della ricucitura del variegato mondo della destra in questi anni è mancata l’armonia, o meglio è mancato Pinuccio Tatarella, come da più parti è stato detto, in particolare l’8 febbraio del 2019, in occasione del riuscitissimo Ventennale della sua scomparsa promosso dalle Fondazioni An e Tatarella, quando tutti i protagonisti della destra si ritrovarono alla presenza di Mattarella per rendere omaggio al fondatore di An.

Gli errori sono stati commessi da tutti, chi più e chi meno, anche da chi scrive che, ad un certo punto, si è ritrovato senza un partito, senza una famiglia politica, senza un leader e, durante la diaspora, anche senza un padre che era riferimento politico con cui confrontarsi.

Nel 2013 a destra lasciammo un grande spazio politico ai 5Stelle che arrivarono in massa in Parlamento forti del 25,5% con ben 108 deputati e per uno strano scherzo del destino ereditarono il 5° piano di Montecitorio, per anni base del Gruppo parlamentare di An, dove si trovava, e si trova ancora, la Sala Tatarella nella quale si tenevano gli esecutivi nazionali del partito e di Azione Giovani, presieduti da Giorgia Meloni.

Ed è da questo episodio che voglio ripartire, da quella Sala.

La prima cosa che fecero i grillini arrivati a Montecitorio fu quella di chiedere di cambiarne nome per intitolarla a Giancarlo Siani, giovane giornalista ucciso dalla Camorra.

In quel momento la destra era ai minimi storici, aveva pochi deputati e nessuno sembrava poter difendere quel luogo simbolo

Eppure, fu proprio in quel preciso istante che la destra riuscì a ritrovarsi per alcuni giorni.

Sui social partì la campagna “Destra Unita, nessuno tocchi la Sala Tatarella” e tutti gli esponenti della destra si mobilitarono anche se in partiti diversi.

Fu proprio Giorgia Meloni il 13 aprile, con un post, a difendere quella Sala, per difendere la storia della destra italiana e la sua unità, inesistente in quel momento, chiedendo ai grillini di rinunciarvi e alla Boldrini di trovare una soluzione.

Fu quello il primo vero passo di un lungo percorso verso l’unità della destra italiana, all’epoca divisa in mille rivoli, che si ritrovò nel nome di Tatarella per ricominciare a ridisegnare quella grande destra immaginata da Pinuccio e che oggi trova in Fdi e in Giorgia Meloni gli unici eredi naturali.

 

Commenti

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  • Luciano Zippi 13 aprile 2020

    MI permetto di dire che l’azione di Pinuccio Tatarella ha voluto dire l’abbandono della storia del MSI, dopodiché è restato solo un qualunquismo di destra incolore e senza più radici

    • Francesco Storace 14 aprile 2020

      Veramente ha portato la destra al governo dell’Italia

  • Gianni 11 aprile 2020

    Grande GIORGIA o avuto modo di vederla e sentirla al convegno di Arezzo come presidente di azione giovani anche se molto giovane ma già li mostrava il talento sanguigno che poi pian piano un po’ tutti gli hanno riconosciuto sono fiero di lei ( E DI FAR PARTE DELLA STESSA FAMIGLIA) in un mondo di galline SPERO MA SONO ANCHE CONVINTO CHE AVRÀ UN ROSEO FUTURO alle prossime votazioni politiche la vedo perfetta per fare il presidente del consiglio

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