Coronavirus, lo scienziato italiano: «Ecco che può accadere nei prossimi mesi». I tre scenari possibili

mercoledì 29 aprile 8:54 - di Fabio Marinangeli
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Tre scenari possibili. Diversi nell’intensità del coronavirus e nei tempi. Il rischio della seconda ondata, quando e dove. Si lavora per capire, si studia la situazione. Certo, bisogna sperare il meglio, ma anche essere pronti al peggio. Dopo l’annuncio della “road map” per la fase 2 dell’emergenza, si può riassumere così il consiglio che arriva dal virologo Guido Silvestri. È docente alla Emory University di Atlanta e co-fondatore del Patto trasversale per la scienza insieme a Roberto Burioni.

Tenere sempre presente i possibili scenari

«Per il momento possiamo dire che il virus è in ritirata. Stiamo andando lentamente, ma fermamente, verso la fine della prima ondata». Ma «sarà fondamentale gestire la “riapertura” basandosi il più possibile sui dati scientifici ed epidemiologici di monitoraggio di un potenziale ritorno del virus».

L’ipotesi peggiore: il ritorno a dicembre-gennaio

Premesso che «ovviamente nessuno conosce» ciò che accadrà in futuro, nelle sue “Pillole di ottimismo” su Facebook, Silvestri ipotizza tre tipi di scenari. «Quello peggiore vede un virus che torna verso dicembre-gennaio senza essersi attenuato, trovandoci senza terapie efficaci e pronto ad attaccare ampie fasce di suscettibili (cioè non immuni) soprattutto al Centro-Sud. Ma anche al Nord. In questo caso la partita si giocherà a livello di prevenzione dei contagi. È a questo che dobbiamo prepararci», ammonisce il virologo.

Gli altri due scenari

«Scenari intermedi sono basati sulla diffusione di un virus a patogenesi attenuata (letalità ridotta) e/o sulla presenza di terapie efficaci. Lo scenario migliore è quello del virus che si estingue e non torna più: uno scenario che io vedo poco probabile», con chance di concretizzarsi inferiori al 10% secondo lo scienziato. «Ma che nessuno può escludere con certezza».

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