Coronavirus, la Chiesa prepara la “fase 2”: «Non aspettiamo a braccia conserte le decisioni del governo»

venerdì 17 Aprile 9:14 - di Giorgio Sigona
Chiesa

Le proposte Distanze, mascherine, termoscanner. Molte le ipotesi sul tappeto. A rompere il silenzio è don Ivan Maffeis. Sottosegretario della Cei. La Chiesa non puà stare a lungo “chiusa” e quindi prepara la famosa Fase 2. La Messa, i funerali, qualcosa deve cambiare. Specie per chi, come chi ha perso un proprio caro, vuole dare l’ultimo saluto. O per chi ha bisogno di pregare in un luogo sacro.

La Chiesa e il pacchetto di proposte per “riaprire”

«Stiamo lavorando su un pacchetto di proposte che presenteremo, con ogni probabilità, entro la fine della settimana», dice all’Adnkronos. «La Chiesa non può stare ferma in attesa di quel che accadrà dal 4 maggio e di cosa deciderà il Governo. Vuole essere protagonista, pur nel massimo rispetto delle regole che saranno stabilite. Ovviamente senza voler fare alcuna azione o prendere alcuna decisione unilaterale».

Va recuperata la partecipazione della comunità religiosa

«La situazione perdura oramai da troppo tempo, incluso l’intero periodo legato alla Pasqua. Perciò abbiamo pensato di non attendere la scadenza del decreto ma di avanzare prima le nostre idee, sentiti i vescovi delle varie diocesi. Il nostro pacchetto di proposte tiene conto del fatto che come Chiesa mobilitiamo un numero elevato di persone. Dunque non potremo tornare subito alla vita di prima». Si tratta di «proposte per recuperare una partecipazione della comunità religiosa», aggiunge don Maffeis. «Una celebrazione che oltre a essere “per” il popolo sia anche “con” il popolo. Non aspettiamo a braccia conserte le decisioni dall’esterno».

Messe e riti funebri

Assicura il sottosegretario della Cei: «È chiaro che ci si dovrà attenere a tutte le disposizioni, dai distanziamenti alle misure di protezione e al rispetto massimo dell’igiene e della sicurezza sanitaria. Non si ammasseranno di certo i fedeli. Ma al contempo, pensiamo che si potrà avviare una “fase di transizione” che recuperi alcune celebrazioni come le messe, alcuni riti come quelli funebri, questi ultimi in Chiesa. O, se non fosse possibile, anche solo nei cimiteri».

Per continuare a leggere l'articolo sostienici oppure accedi