Vi racconto la morte del mio amico Roberto, che si è spento a casa per il coronavirus senza assistenza

sabato 28 marzo 14:57 - di Federico Gennaccari

Ci sono sempre articoli che non vorresti mai scrivere, esperienze che non vorresti fare, però poi capitano e allora forse raccontarli può aiutare a capire quello che succede.

Di coronavirus si muore anche dentro casa. Ma cosa succede in questo caso? Purtroppo ve lo possiamo raccontare. E’ capitato ad un amico. Roberto De Liberis aveva 61 anni. Viveva da solo. Soffriva di diabete ma stava bene. Se non me lo avesse detto lui non l’avrei mai saputo. Aveva tanti progetti che voleva realizzare. Faceva l’assicuratore. Ci eravamo conosciuti tramite un’amica comune. Spesso discutevamo di politica che seguiva con grande interesse, lui su posizioni centriste, io di destra.

Più volte candidato al municipio, Forza Italia, Popolo della Libertà e infine con la Lega. Già mi aveva detto che alle prossime comunali del 2021 si sarebbe ricandidato al Municipio dell’Eur dove aveva la stragrande maggioranza dei suoi clienti e stavolta forse anche a quello del Trieste-Salario dove viveva. E già gli avevo risposto, come al solito, scherzando: “Certo se conosco qualcuno inguaribilmente leghista, gli farò il tuo nome”. Del resto ricordo ancora la prima volta che si era candidato con la Lega ed aveva esitato a dirmelo, quasi temendo una mia reazione e invece lo rassicurai subito, usando proprio quella frase. Varie volte sono andato con lui ad incontri politici e cene elettorali.

Purtroppo il mio amico non si potrà più candidare. L’ultima volta che ci siamo visti è stato il 1 marzo. Voleva farmi vedere alcuni magazzini di sua proprietà che intendeva affittare. Così abbiamo preso la metropolitana e siamo andati all’Eur dove lasciava l’auto che utilizzava soltanto per raggiungere i suoi clienti di Roma Sud, a Mostacciano, Spinaceto e zone limitrofe. Non amava particolarmente l’auto. Preferiva gli scooter. Aveva anche un sito che si occupava di motori e auto usate. Dalle parti nostre girava con lo “scooterone” come lo chiamava lui. Ci sentivamo una volta a settimana. L’ultima volta è stato il 13 marzo.

Poi il 19 mi è arrivata la notizia che Roberto era stato trovato morto il giorno prima. Il mondo ti crolla addosso. Ho saputo che aveva la febbre, il respiro affannoso, aveva anche chiamato l’ambulanza ma gli avevano detto che non c’era bisogno di ricovero. La domenica il marito di un’amica, munito di una mascherina, gli aveva portato la spesa a casa, successivamente ci era andato un nipote, poi un’altra amica alla quale non aveva aperto per cui avevano chiamato la polizia e quindi il ritrovamento del corpo. Causa di morte: polmonite interstiziale sospetto coronavirus.

Al doppio dolore della scomparsa di Roberto e dell’impossibilità di fargli il funerale si è aggiunta per parenti e amici la preoccupazione per un eventuale contagio. Ufficialmente però nessuna comunicazione è stata ricevuta anche se alla polizia sono stati dati i nomi e i telefoni di chi aveva avuto un qualche contatto con lui. Nel frattempo l’amico che gli aveva portato la spesa la domenica ha chiamato il numero verde alla Regione. Gli ha esposto la situazione e poi ha chiesto: devo fare tampone? No. Naturalmente l’amico si è imposto da solo un periodo di quarantena, così la moglie, e poi anche altri amici che nelle due settimane precedenti l’avevano incontrato. Il 27 la famiglia ha avuto la risposta dell’autopsia che ha confermato il coronavirus, comunicata dalla sorella di Roberto.

Probabilmente Roberto dovrebbe essere rimasto contagiato in metropolitana. Questa la tragica vicenda di Roberto che porta con sé alcune domande. Roberto è morto a casa. Chi muore a casa rientra nel numero dei morti della Regione Lazio? Nel caso di decesso a casa: quali misure vengono adottate nei confronti di parenti e amici?

Nove giorni per il risultato dell’autopsia non sono un po’ troppi? Nessuna precauzione è stata chiesta nemmeno dopo la certezza del verdetto di coronavirus: perché? Il tampone non viene effettuato nemmeno a coloro che hanno avuto un contatto diretto con persone malate di coronavirus? Quali misure vengono adottate per cercare di limitare l’espansione del contagio?

E soprattutto quanti casi come quelli di Roberto si sono verificati a Roma? Nessuna risposta potrà ridarci Roberto, però potrebbe aiutare a fare la doverosa chiarezza e ad evitare che altri possano morire come lui.

Commenti

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  • remo balestra 29 marzo 2020

    vallo a dire a ZINGARETTI e RAGGI, essendo non di sinistra, non hai diritto a nulla,se non quello di crepare,ma morire è un fatto naturale, se poi se non di sinistra è normale e giusto…..

  • maurizio pinna 28 marzo 2020

    In un Paese che da sempre è stato sostanzialmente in mano ad un centro-sinistra squinternato, dove non esiste nulla di pianificato, perché se crei qualche ORDINE sei un fascista, anzi dove tutto ciò che ordine è considerato fascismo! Dove da 10 anni è stato costituito una sorta di fronte popolare che comunque deve COMANDARE, non meravigliamoci dei morti ammazzati. La mentalità anarco sfascista ha creato la cultura del DISORDINE e dell’ IMPROVVISAZIONE, a ciò si aggiunga una fede smisurata e dissennata in una EU in cui comanda la Germania e coloro che maggiormente durante il II CONFLITTO M. fornirono truppe alle SS: Finlandia, Stati Baltici, Danimarca, Olanda ecc che hanno SEMPRE ODIATO l’ ITALIA. Solo un GRANDE IGNORANTE DI STORIA può ritenere che la GERMANIA ci ami!
    Se il virus dovesse dilagare sarà il si salvi chi può, pagheremo amaramente il fallace e pericoloso potere di una sinistra totalmente incapace.

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