Pupi Avati ha ragione: in Rai c’è ancora molto da fare. E basta con i programmi spazzatura

31 Mar 2020 16:14 - di Maurizio Gasparri
Rai

Il dibattito aperto da Pupi Avati sulla tv di qualità chiama in causa direttamente il ruolo del servizio pubblico. In questo periodo, oltre a dare informazioni e notizie corrette sull’emergenza coronavirus, la Rai dovrebbe puntare anche di più sulla cultura, compatibilmente con le forze a disposizione.

Rai, redazioni sguarnite

Redazioni sguarnite e un lavoro prevalentemente fatto a distanza, di certo sono ostacoli da non sottovalutare. I ragionamenti teorici devono sempre misurarsi con le difficoltà pratiche che tutte le organizzazioni produttive incontrano in questo periodo. Ci sono però alcune questioni che possono essere affrontate e se possibile risolte. Al netto dell’inadeguatezza di alcuni direttori di rete e di testata drammaticamente emersa in alcune scelte fatte in questo frangente, c’è la necessità di promuovere i tanti canali che la Rai ha.

Pupi Avati ha fatto un discorso giusto

Pupi Avati ha fatto un discorso giusto. La Rai non è solo Rai Uno. Grazie alla moltiplicazione dell’offerta con la digitalizzazione, un grande progresso storico e civile per il Paese (e prima o poi bisognerà riconoscere i meriti a chi lo ha promosso…) la Rai può inondare di prodotti di qualità i suoi canali. In parte, è vero, lo fa già, ma senza crederci fino in fondo. Ovvero senza valorizzare la sua potenzialmente immensa offerta di qualità. Pertanto sarebbe necessario un intreccio di promozione all’interno dei canali.

Nel servizio pubblico più qualità

Le reti più viste dovrebbero promuovere di più i programmi di qualità che vanno in onda su altri canali del servizio pubblico. Questo sarebbe il primo tipo di intervento possibile, al quale far seguire un potenziamento dell’offerta. Soprattutto in questo periodo, la Rai deve certamente informare, ma per il resto non può limitarsi a trasmettere programmi di scarsa qualità. C’è molto da fare, insomma. Il dibattito è aperto. La Rai batta un colpo.

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  • Roberto ciocca 31 Marzo 2020

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