“Nuovo dopoguerra”: è il mito appena sfornato dall’Italia per darsi coraggio

venerdì 27 marzo 15:43 - di Aldo Di Lello

L’Italia in quarantena, tra le varie attività per combattere l’ozio, ne ha (ri)scoperta una che si rivela particolarmente adatta a infondere coraggio: la fabbricazione di miti. Che le persone  colte chiamano “mitopoiesi”. Un vero antidepressivo. L’immaginifico Prozac di questi giorni si chiama “nuovo dopoguerra”. Paragonare l’Italia di oggi a quella uscita dalla Seconda guerra mondiale è un esercizio di autoesaltazione. Come l’Haka dei maori. E questo perché il dopoguerra fu un periodo di gioiosa ripresa della vita. Di esaltante ricostruzione. Di alacre ritorno al lavoro. E anche di un marea di dollari, quelli del Piano Marshall.

Il nuovo dopoguerra secondo Mattarella

Ad accendere la fantasia dei commentatori è stato l’altro giorno Mattarella. Quando il Presidente  ha parlato dell’unità del popolo italiano che «consentì la rinascita morale, civile, economica, sociale della nostra Nazione».  Per poi aggiungere che «la stessa unità che ci è richiesta, oggi, in un momento difficile per l’intera comunità».

Del “nuovo dopoguerra” ha parlato ieri Paolo Mieli per dire che non sappiamo quando effettivamente comincerà. Ma facendo intendere che un “nuovo dopoguerra” comunque ci sarà. L’idea, tra gli altri, è piaciuta tantissimo a Angelo Panebianco, che ha disegnato un futuro in rosa. «Ci sarà un’esplosione di energia sociale oggi repressa. Un nuovo boom economico è possibile e , plausibilmente, riguarderà soprattutto i territori che hanno pagato un alto prezzo. Si chiama effetto “fenice”». Che vogliamo di più per tirarci su?

Soldi e ottimismo

Il problema è che, affinché sia vera ricostruzione , l’euforia non basta. Ci vogliono anche i soldini. Tanti, tanti soldini. Anzi soldoni. Come quelli che ha messo in campo la Bce, 750 miliardi. Ma che sono comunque meno della metà di quelli mobilitati dall’America di Trump, 2mila miliardi. Tutti soldi – è bene precisare – che per buona parte andranno direttamente in tasca ai cittadini americani, senza passare per le banche. Visto dall’Europa, si tratta di un vero sogno. Gli americani ci mettono, non solo l’ottimismo, ma anche i dollari. Noi invece ci dobbiamo accontentare, al momento, solo dell’ottimismo. Perché alla ricostruzione non può pensare solo la Bce. Ci dovrebbero pensare anche i governi di Eurolandia. Che dovrebbero garantire anche fondi aggiuntivi rispetto a quelli messi a disposizione da madame Lagarde. E garantire comunque che il debito  per sopravvivere economicamente al coronavirus sarà equamente garantito da tutti. Ma frau Merkel e i suoi amici tulipani, scandinavi non ne vogliono per ora sapere. Secoli e secoli d’invidia per i popoli mediterranei, uniti al tetro spirito protestante, esplodono oggi, nel momento più tragico. Italia, Spagna e Grecia (ma anche la Francia è inguaiata) possono anche crepare. Auf wiedersehen. E allora Auf wiedersehen  Europa.

È divertente notare – sia detto per inciso- come i fanatici europeisti di pochi giorni fa oggi scaglino le loro invettive contro l'”egoismo” germanico. «I custodi del rigore luterano dell’Europa del Nord non rinunciano all’idea di impartire una lezione esemplare agli “Spaghetti Boys”», scrive oggi su la Repubblica il fiero antisovranista Massimo Giannini. Tanto sarcasmo politicamente scorretto poteva davvero tirarlo fuori prima.

Comunque tiriamoci su. L’idea che stiamo vivendo tempi eccezionali si sta facendo strada ovunque. E una soluzione in ogni caso la troveremo. Prepariamoci al giorno in cui potremo tornare in strada ad abbracciarci tutti. Senza boogie woogie e senza, soprattutto, carri armati americani. Come accadde nel vero (e assai più tragico) dopoguerra.

 

 

 

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Emergenza Coronavirus

In evidenza

News dalla politica