Misure cautelative necessarie, ma non uccidiamo la voglia di vivere

12 Mar 2020 15:32 - di Antonio Saccà

Da Antonio Saccà riceviamo e volentieri pubblichiamo

Caro direttore

In epoca scientifica qual è la nostra bisogna accettare i consigli o le ordinanze che essa emana e propone, sicchè chiudiamo le scuole, i teatri, i cinema ,le riunioni e tutti i luoghi dove la gente pùò radunarsi, e questo per evitare i contagi, aggiungiamo la distanza di qualche metro delle persone, la stretta delle mani e non baciarsi anche per il saluto, il lavarsi le dita, la faccia…

Giusto, giustificato per tutelarci dalla propagazione. Ma nascono dubbi , contaminazione nella scuola non se ne erano verificate, neanche nei teatri, nei cinema ,nei musei, nei luoghi di lavoro, almeno non in maniera clamorosa, tutt’altro, quindi sarebbe una misura preventiva, ma preventiva di che se il virus esiste, si è intromesso? Facciamo un esempio ,del lavarsi le mani, un individuo si può lavare le mani quanto necessario, addirittura continuamente ma poi usa moneta cartacea o metallica che è passata tra decine e decine di mani altrui e finisce nella mani di chi si è difeso mediante il lavaggio, il rusultato è come se avesse stretto decine di mani! Oppure toccare una ringhiera, una maniglia… Insomma, il lavaggio delle mani vale zera. Lo stesso per la distanza, in viaggio, autobus, treni, metro che siano è inconcepibile osservare il suggerimento.

Sono misure cautelative forse giuste, forse giustificate ma inefficaci a meno che non si blocchi totalmente la società e si rinchiuda la gente in casa… non per stare vicina alle persone in casa! E i bambini, e gli anziani, e i debilitati chi li tocca?Inoltre, consigliare agli anziani di non uscire è ucciderli, un anziano ha bisogno di uscire proprio perché anziano, la solitudine, lo stare in casa costituirebbe una rovina, specie se prolungata, l’anziano deve passeggiare, sedersi sulle panchine, giocare a carte con gli amici, andare al bar, leggere il giornale… passare il tempo. Dubbio è che lo si salvi dal virus, reclutendolo, di certo lo si immaliconisce, il che non è meno grave del virus…

Emerge però un dubbio ancora più grave , chi può affermare che si possa sapere dopo 15/20 giorni, un mese di chiusura delle scuole, dei teatri etc, che il virus sia sparito o non è più contagioso? Si potrebbe avverare una situazione gravissima, gettare al fosso l’economia e gettare al fosso la salute, combinazione quanto di peggio un paese possa sopportare o insopportabile. Vi saranno degli studi statistici, matematici sull’andamento ,le persone avvedute colgono se l’ondata è scemata ma trattandosi di un virus sconosciuto ci possiamo ritrovare con la stessa pericolosità tra un mese, due, tre mesi dopo aver serrato il Paese inutilmente, oltretutto nel marasma economico.

Ma se quanto detto all’inizio è fondato le misure adempiute non servono pressoché a niente, a parte l’isolamento di zone pestifere. E se invece dinamicizzassimo tutte le attività, un supplemento di vitalità, tutti a lavorare, tutte le iniziative , tutti i cantieri, tutti i concerti, tutti i teatri, tutte le scuole… Fare l’estremo, non teorizzare una economia di accattonaggio e di sussidio, in debito, oltretutto. Il peggior male nelle crisi. Non vorrei che tra qualche mese si cominci a vociferare che dobbiamo attuare “sacrifici”. Sacrifici, sì, ma vitalistici non afflittivi.Non dobbiamo diventare l’albergo dell’Altro ed il Lazzaretto di noi! Forza, si muore una volta ma svivacchiare a schiena curva è tante morti quanti sono i giorni. Aspettiamo, se queste misure valgono, osserviamole, ma torniamo a popolare la vita, con scienza e conoscenza, ma con energia e volontà.

Mettiamo virus  tra i rischi. Insomma, la gente lavorava con le bombe sulla testa! Quando accadono queste epidemie il bene radicale da salvare è la voglia di vivere, un supplemento di voglia di vivere, chi lavorava prima lavori di più , chi si incontrava prima valorizzi gli incontri futuri, e così per i teatri, i cinema, i ristoranti, tutto sia valorizzato, celebriamo la vita, con le cautele emanate, ma che non siano depressive e deprimenti, siano per vivere non per crepare di noia inappetente ed inattiva! Con le dovute cautele …in funzione del vivere, non paralizzanti!

C’è una differenza decisiva tra rinunciare a vivere e vivere con queste cautele e soprattutto non prefigurare un una società che cambia stile di vita nel senso negativo vale a dire come se la difesa del morbo comportasse rinunciare a vivere. Questa “virtù” negativa lasciamola ai manichei, ai catari, ai piagnoni, vivere rinunciando alla vita perchè la vita è contaminata dal male significa rischiare una doppia malattia, il morbo influenzale ed il morbo etico. psicologico e quest’ultimo sarebbe peggiore, in quanto non è stagionale.

Capovolgiamo i valori: c’è il mal-essere, vogliamo il ben-essere, accentuiamo la volontà di potenza vitale. Con le cautele suggerite, i lavoratori tornino al lavoro, lavorino di più se necessario, di meno se necessario, pagati di più, di meno, con meno profitto dell’imprenditore, con più profitto, facciano impresa loro stessi, tutte le variabili, pur di sopravvivere e vivere. Le scuole riaprino, distanzino i banchi, gli anziani escano, l’unico vero problema è l’isolamento di zone infestate. Si scatenino tutti i cantieri e siano attivi trenta ore su ventiquattro! Ma che siamo diventati, conigli malati? Si utilizzino le strutture mediche private con una temporanea convenzione con lo Stato. Ipotesi.

Oltre il Virus vi sono due morbi non meno mortali, la depressione nazionale psicologica, la dissoluzione economica. Credo che se almeno in un campo avessimo un barlume di fiducia risolutrice risaneremmo per l’intero. Questo bollettino di battaglie perdute e questa oscura voglia di avere brutte notizie ci rovina. Ma credo che ad un certo grado di oppressione la gente sbalzerà. L’erba spunta anche nei deserti. Forza, c’è la Mostra di Raffaello, e l’anno prossimo ci aspetta Dante Alighieri.

 

 

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