L’Africa aspetta l’urto del coronavirus: ma il distanziamento lì è impossibile

martedì 31 marzo 19:13 - di Antonio Pannullo
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In Africa ci sono 54 Stati indipendenti e vi abitano, per quanto se ne sa, 1,3 miliardi di persone. Adesso il mondo si preoccupa per l’Africa. Il numero dei casi di contagio da coronavirus nei 47 Paesi africani colpiti ha superato i 5mila e il bilancio dei morti ha oltrepassato i 170. Questi gli ultimi dati forniti dall’Unione Africana. I contagi sono 5.255, 172 i morti, 371 i pazienti guariti. I Paesi che non hanno ancora registrato nessun caso sono sempre meno, tra loro il SudSudan, il Malawi, la Sierra Leone. Il Paese più colpito risulta essere il Sudafrica, con 1.326 casi e due morti, seguito da Egitto, con 646 casi e 41 morti, Algeria, 2.167 casi e 118 vittime e Marocco, con 556 casi e 33 morti.

In Africa non si sa neanche il numero degli abitanti

Ma le cose non stanno così. Il Sudafrica sembra essere il più colpito perché è il Paese più sviluppato del continente, con strutture di tipo europee, ospedali compresi. Per cui da lì le notizie arrivano. Degli altri Paesi non si sa assolutamente nulla, a cominciare dal numero degli abitanti. Per non parlare poi delle cause delle morti. Chi conosce l’Africa lo sa bene. Vi sono in quasi tutti i Paesi malattie endemiche di ogni tipo. Dalla lebbra all’ebola, dall’Hiv alla tubercolosi, a ogni tipo di infezione e adesso anche il coronavirus. C’è poi la malattia più importante di tutte, che ancora non si riesce a debellare: la fame. Per questo gli africani la mattina vanno a lavorare anziché chiudersi in casa. Altrimenti non mangiano.

Le epidemie complicate dai conflitti incessanti in Africa

In Tanzania, recentemente aggiuntasi alla lista dei Paesi colpiti, ci sono 19 casi confermati. La Mauritania ha annunciato il primo decesso da coronavirus. Il nuovo direttore del Comitato internazionale della Croce Rossa per l’Africa, Patrick Youssef, ha lanciato l’allarme sulle conseguenze devastatrici per la popolazione e i sistemi sanitari che la pandemia può provocare nel continente. Ricordando che intanto le guerre proseguono, “i combattimenti non sono cessati”. E’ un continente dove il distanziamento non è praticabile, dove le condizioni igieniche lasciano a desiderare e dove le strutture sanitarie sono quelle che sono.

Il distanziamento è improponibile nelle megalopoli

Le popolazioni spesso affluiscono nelle città per sfuggire alle guerre, jihadiste o meno, e anche nelle metropoli lìaccesso all’acqua e al sapone è limitato. Vi sono in moltissime nazioni africane decine di milioni di sfollati interni. Ospedali, ambulanze, personale medico sono in molte zone oggetti di attacc hi armati, e molte struttrure sanitarie sono state distrutte dai conflitti. Molte nazioni hanno imposto il coprifuoco, la chiusura totale, ma non si riesce a farli rispettare. Ad esempio, in una città come Lagos, in Nigeria, che ha 20 milioni di abitanti, la situazione è particolarmente difficile.

Il Sudafrica sceglie la linea dura

In Sudafrica invece si è scelta la linea dura: la polizia ha arrestato 55 persone nel primo giorno di chiusura totale, per aver violato le misure anti coronavirus che impongono a tutti i cittadini di rimanere casa per tre settimane. Alcune persone arrestate avevano organizzato delle feste in strada, altri stavano bevendo alcool in gruppo, ha riferito la polizia. “Questa guerra in cui ci troviamo, non è contro i cittadini, ma è una guerra contro un nemico comune, il coronavirus, chiunque viola la legge passa dalla parte del nemico contro i cittadini”, ha detto il capo della polizia. In Sudafrica è tutto chiuso tranne i supermercati, e gli assembramenti vengono dispersi con la forza.

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