I dati sul contagio: 2116 i nuovi positivi, 250 decessi. Si spera nel farmaco anti-artrite

venerdì 13 Marzo 18:57 - di Redazione

Sono 2116 i casi di nuovi contagiati in Italia nelle ultime 24 ore. 250 i nuovi decessi. 181 le persone guarite. Sono i dati forniti come tutti i giorni alle ore 18 dal capo della Protezione civile Angelo Borrelli. Importanti anche le parole di Silvio Brusaferro dell’Istituto superiore di sanità che ha puntato l’indice contro gli assembramenti nelle piazze e sulle piste da sci dello scorso weekend.

“E’ verosimile aspettarci casi in questo weekend in parte come effetto dei comportamenti assunti lo scorso fine settimana. – ha proseguito Brusaferro – L’incubazione è tra 4 e 7 giorni: abbiamo visto folle assembrate al mare o in stazioni sciistiche o in mega aperitivi, luoghi dove probabilmente il virus ha circolato. Una parte di quelle persone nei prossimi giorni probabilmente mostrerà una sintomatologia. E’ un’ipotesi, vedremo le curve, speriamo di essere smentiti dai fatti”. Brusaferro ha poi aggiunto che per limitare il contagio sarà molto importante il comportamento dei positivi e di coloro che sono entrati in contatto con i positivi.

Brusaferri ha anche parlato del farmaco anti-artrite sperimentato a Napoli: “Posso riferire che in queste ore l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha riunito il suo comitato tecnico scientifico, ha analizzato le evidenze e sta deliberando la possibilità di avviare delle sperimentazioni per meglio comprendere questo effetto”. “Quando sperimentiamo dei farmaci partiamo dalla loro plausibilità biologica, ipotizzando che il principio attivo abbia effetti che possono risultare benefici per alcuni tipi di pazienti. Oggi i farmaci di cui parliamo vengono usati per altre patologie, prima ovviamente di poter definire come farmaci con indicazione specifica bisognerà fare una sperimentazione”. Anche il farmaco anti-artrite testato all’ospedale Cotugno di Napoli, e in alcuni altri centri, “è un’opportunità che va valutata con un trial per avere tutti i parametri che possano consentire di dire che effettivamente il meccanismo d’azione è valido in tutto i pazienti o in una parte di loro”.

 

 

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