Coronavirus, Garattini: “Il picco? Ci sarà la prossima settimana, 40.000 i contagiati”. E c’è un quarto farmaco

lunedì 16 marzo 16:54 - di Redazione

Il picco del Coronavirus? Arriverà la prossima settimana. Ed è “realistico pensare a 30-40mila casi“. Parola di Silvio Garattini. Fondatore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri. Intervistato da Radio Capital sull’emergenza Coronavirus il medico fornisce il primo obiettivo a cui mirare.

“Tutto dipenderà da noi. Dalla nostra capacità di evitare il contagio. Atteniamoci alle disposizioni – ribadisce Garattini. – Se tutti avessero stili di vita adeguati e ci fosse un’adeguata prevenzione, forse saremmo più resistenti. La diffusione di virus e batteri continuerà a esserci. Dobbiamo ripensare il mondo della salute”.

Coronavirus, Garattini: tamponi a tutti gli operatori sanitari

Bisognerebbe fare tamponi più mirati. In  particolare agli operatori sanitari e a quelli più a rischio”, aggiunge Garattini. Che evidenzia come “si sta studiando” battere alcuni effetti del Coronavirus “anche un farmaco che fu usato per Ebola. In Cina è in fase avanzata. Poi c’è l’anticorpo che stanno studiando in Olanda. Ma c’è bisogno di tempo, anche per la sperimentazione“.

“A breve bisogna vedere qual è l’efficacia del farmaco che stanno studiando a Napoli“ per il Coronavirus – prosegue Garattini. – “Sarebbe bene che, siccome ci sono già un po’ di pazienti, i risultati venissero resi noti”.

Coronavirus, un altro farmaco antiartrite allo studio

”Siamo un Paese – ricorda il medico – poco preparato a questo tipo di attività. Abbiamo reso la ricerca quasi inesistente. La finanziamo molto meno di qualsiasi altro paese europeo. Dobbiamo pensare anche a questo”.

Ma c’è un altro farmaco anti-artrite allo studio contro il nuovo Coronavirus.

Dopo le sperimentazioni avviate, anche in Italia, sul Tocilizumab, per combattere il Coronavirus, Sanofi e Regeneron Pharmaceuticals annunciano ora di avere avviato un programma clinico per la valutazione del Kevzara* (Sarilumab).

Lo hanno testato su pazienti ricoverati in ospedale con forma grave di Coronavirus.

Già testato su pazienti in ospedale con il virus

Il principio attivo di Kevzara, Sarilumab, è un anticorpo monoclonale. Ossia un tipo di proteina concepito per legarsi al recettore (bersaglio) di una molecola chiamata interleuchina 6 e bloccarlo.

“Sono emerse prove scientifiche. Che suggeriscono come questo medicinale possa essere un’opzione di trattamento potenzialmente importante”, ha dichiarato John Reed, Global Head of Research and Development di Sanofi.

”E questo studio fornirà dati scientifici rigorosi. Prevediamo – ha rivelato Reed – di avviare rapidamente studi anche al di fuori degli Stati Uniti nelle prossime settimane, comprese le aree maggiormente colpite dalla pandemia come l’Italia“.

 

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